Rassegna stampa internazionale /004

EarthCRISI ECONOMICA

Alla domanda cosa dovrebbero fare i Governi di fronte alla crisi, si sviluppano ragionamenti molto approfonditi. Innanzitutto la crisi cade nel versante domanda riferita a tutti i settori, non solo nei beni di consumo. E’ inutile perdere tempo con piani settoriali, occorre confidare nella capacità dei consumatori nel premiare beni e servizi di maggior valore aggiunto.

Si confrontano due modelli, quello cinese e quello giapponese. Nel primo caso, si ha un mercato potenzialmente in grado di far superare la crisi, ma dove, in realtà, l’incompleto radicamento del diritto di proprietà fra la gente e nella struttura produttiva rende tale soluzione ancora problematica.

In Giappone, da tempo abituato a vendere prodotti di altissima qualità, il problema è rappresentato da una classe politica incapace di nuova progettualità.

L’Asia oggi deve cominciare a implementare una politica economica indipendente dalla capacità di assorbimento del mercato nordamericano, alle prese con una crisi senza precedenti e forse più grave di quella ereditata dalla II Guerra Mondiale: in America, non si ha ancora il coraggio di ammettere che una parte del sistema è marcia e deve essere scaricata senza immettervi più un centesimo.

Nemmeno l’Europa va meglio. In Germania la crisi sembra aver incrinato il mito della Mitbestimmung (consenso fra le forze sociali, imprese e sindacati) anche se permangono segni di speranza e ripresa.

Più problematica la situazione nell’Europa Orientale dove si parla di Argentina sul Danubio: situazione esplosive in Ucraina, dove il conflitto fra le forze politiche rischia di portare il paese al default. La Russia, dopo il crollo del greggio, ha accumulato un deficit enorme ed un pericolo di malessere sociale che non si sa fino a quando potrà controllarsi.

Sul tema economico, esiste oggi una babele in Europa fra Stati che vogliono addirittura un G20 che includa Russia, India e Brasile; altri che propugnano l’idea di un’Europa ad una sola voce. La conclusione è che al momento si riciclino vecchie e brutte idee (il protezionismo) a piccole dosi per scongiurare mali peggiori sempre nell’immediato e senza alcuna progettualità per il futuro.

Fonti: Financial Time | The Economist | The Wall Street Journal | The Wall Street Journal | The Nation

MEDIO ORIENTE

Efficace la sintesi di The Economist: Netanyahu incaricato di formare il governo è dilaniato nella scelta di chi potrebbe avere e non vuole (Libermann e l’estrema destra) e di chi vorrebbe ma non può avere (Livni e Kadima). Il problema è che Israele non può permettersi un’instabilità politica visto che l’Iran, a quanto sembra, è molto più avanti di quanto si pensasse nella realizzazione della bomba atomica.

A dispetto della storia e dei suoi moniti, i generali americani rimangono convinti che la guerra in Afghanistan si possa vincere, dato che i Talebani non hanno il supporto di una superpotenza. Sono inoltre convinti che, con l’invio di altre forze di terra – ordinate da Obama con altri 17 mila soldati – il controllo sul territorio sarà più saldo. Resta però l’incognita se non sia più saggio il consiglio del generale afgano Wardak per il quale armare, equipaggiare un esercito afgano sia meno costoso che inviare truppe dagli USA.

Ad oggi la minaccia altrettanto grave proviene dal Pakistan, un paese con una popolazione in sé moderata ma che viene dilaniato da frange estremiste talebane supportate dal servizio segreto – l’ISI – la cui dottrina da sempre muove dall’individuare l’India come il nemico strategico. L’Occidente deve dare un messaggio chiaro ed univoco, di non tolleranza col terrorismo.

Fonti: The Economist | The Economist | International Herald Tribune

AMERICA LATINA

Il protagonista indiscusso è Chavez in Venezuela che apparentemente esce rafforzato dal referendum col quale i suoi poteri presidenziali vengono prorogati oltre il termine stabilito dalla Costituzione: in realtà, la discesa del prezzo del petrolio sta facendo emergere una realtà ben più complessa e meno omogenea di quella di facciata.

Fonte: The Economist

ITALIA

La stampa anglosassone rimane allibita di come un Capo del Governo quanto più manipoli il sistema istituzionale e giudiziario a suo favore tanti più consensi riscuota, al punto da vincere le elezioni regionali in Sardegna e contribuire alle dimissioni del leader dell’opposizione, il quale, per vero, nonostante gli intralci messi dal PD baron – The Economist – D’Alema, ce ne ha messo pure del suo per arrivare a questo punto.

Il caso Mills è trattato con imbarazzata lucidità, quasi al pari della nostra “libera” stampa che ha seppellito il caso dietro i fatti di cronaca nera. Ognuno anche qui mediti…

Fonti: Herald Tribune | Le Monde

Leggi l’archivio di Rassegna stampa internazionale

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...