Rassegna stampa internazionale /007

EarthRUSSIA

La Russia vuole rivedere con gli USA gli accordi START 1 e rendere il Medio Oriente una “nuclear weapons – free zone”. Buono il giudizio di Mosca sull’Amministrazione Obama. Dal punto di vista economico, è questa la peggiore crisi che ha attraversato la Russia?

Dal 2008 ad oggi il rublo ha perso un terzo del suo valore,mentre il numero di disoccupati da 1,5 mln del 2008 salirà 2,8 mln a fine 2009. Il Paese spera nella ripresa della domanda di materie prime attesa per fine anno.

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EUROPA BALCANICA

11 marzo 2009 – I criminali Mladic Hazic sono ancora liberi e questo pesa nei rapporti fra Belgrado e l’UE. Molti cittadini serbi sono ancora contrari all’estradizione dei due; nel frattempo cinque alti funzionari serbi sono stati condannati dal Tribunale de L’Aja per crimini contro cittadini albanesi.

Assolto invece l’ex Presidente serbo Milutinovic perché non dimostrato il suo coinvolgimento attivo. Rimane ancora da definire presso l’Alta Corte Internazionale di Giustizia la questione sollevata dai serbi circa la legittimità del processo di indipendenza del Kossovo: l’opinione pubblica serba non comprende perché i kosovari dell’UCK, colpevoli di traffico di organi a danno dei serbi, soggetti a prelievi in cliniche clandestine nel nord dell’Albania. Belgrado intende chiedere la riapertura delle indagini.

[Fonte: 01]

ECONOMIA

Il FMI ritiene che alla base della presente crisi vi sia debole disciplina dei mercati finanziari e non politiche macroeconomiche sbagliate. Secondo un’altra corrente di pensiero, una sovrabbondanza di capitali dall’Asia si è riversata sugli Stati Uniti dove, con un costo del denaro basso, si sono poi eseguite operazioni puramente speculative e rischiose. Tutte le banche si sono contagiate fra loro con un virus chiamato credit swap defaults, titoli che dovrebbero assicurare contro i rischi di insolvenza dell’emittente. Questo ha generato un mercato puramente speculativo il cui buco non è conosciuto ma le cui dimensioni ammontano a 40 mila miliardi di dollari. Così pure nessuno sa cosa succederebbe se dovesse saltare il gruppo AIG che ha movimentato qualcosa come 20 mila miliardi dollari fra fondi pensionistici, titoli a rischio e quant’altro.

Oggi si assiste ad un tasso di disoccupazione in continua ascesa, qualunque economia si voglia guardare, tanto quella con un mercato rigido quanto quella con bassissima protezione.

Secondo previsioni della Commissione Europea, il 2010 sarà egualmente difficile con un incremento del tasso di disoccupazione fino al 9,5% ed una ripresa lentissima. Bulgaria, area Baltica a rischio default. Timori di incidenti in Irlanda e Francia. Nei Paesi più poveri la crisi produce ritiro dei capitali da parte dei Paesi più ricchi, crollo dei prezzi delle materie prime, disoccupazione a due cifre in ascesa costante, povertà e sottonutrizione che colpisce dai 200 ai 400 mila bambini l’anno.

Ma allora quale può essere la strada? Un’iper regolamentazione dei mercati può essere realmente la soluzione migliore? Si è davvero passati, come dicono alcuni, in un’epoca socialista negli USA?

Questa crisi segna inevitabilmente, a dispetto di ogni dichiarazione di principio, il fondamentale ruolo che lo Stato assolve nel mantenere livelli di vita accettabili, senza tracolli sociali; d’altro canto, si dovrà addivenire ad uno spostamento di risorse finalizzato a garantire una flessibilità protetta priva di rigidità e/o di iper protezioni.

La finanza mondiale, dopo questa crisi, uscirà cambiata in maniera irreversibile. I Governi sono oggi, allo stesso tempo, finanziatori/prenditori/assicuratori: il futuro sarà marcato dalla loro capacità di uscire dal ginepraio di garanzie che sono stati costretti a prestare. Le linee guida secondo il FT potrebbero essere le seguenti: domanda sostenuta dai Governi, sistemi finanziari ristrutturati, maggiori risorse per il FMI, coordinamento fra i vari Paesi.

La strada però è ancora lunga, si pensi al diverso approccio esistente in Europa.

In Germania, l’intervento statale sta sollevando un dibattito per stabilire dove finiscano le esigenze di salvare settori dell’economia (es. banche) per rafforzare complessivamente il sistema, e dove inizino i problemi legati ad una distorsione della concorrenza rispetto ad aziende sane (es. settore auto): in questi casi ci si domanda infatti a quali aziende indirizzare l’aiuto, di quale entità e sotto quali condizioni. La Merkel si sta barcamenando fra chi le chiede interventi decisi (es. SPD) e chi invece le contesta il fatto che una spesa senza vincoli potrebbe produrre alla lunga effetti devastanti.

Diverso atteggiamento in Francia, terra dove nacque il dirigismo. L’intervento statale per salvare PSA e Renault. C’è stata una grandissima convergenza da tutti gli schieramenti per far sì che Sarkozy intervenisse a difendere posti di lavoro e aziende francesi, lasciando alla Commissione UE il compito di verificare eventuali distorsioni: i giorni in cui il futuro Presidente sosteneva che il sistema francese doveva prendere ad esempio gli USA per svecchiarsi, sembrano remoti.

Il summit di Londra sarà focalizzato sui seguenti temi :

uscire dalla crisi con strumenti fiscali e monetari aprendo i finanziamenti, rafforzare istituzioni multilaterali come il FMI. Ci sono molte divisioni fra Europa e USA sulle strade da intraprendere.

Francesi e tedeschi ritengono gli americani responsabili dell’accaduto e non sono disposti ad intervenire su scala globale per salvare i disastri a stelle e strisce, al contrario gli americani spingono per fissare standard globali. Forse l’unico elemento positivo, stanti tali divisioni, è il fatto stesso che 20 Paesi si incontrino.

Vediamo dunque, seguendo le indicazioni del FT con quali posizioni arrivano i più importanti Paesi al G20 di Londra.

  • USA Rafforzare incentivi e stimoli, istituzioni come il FMI e migliorare la trasparenza finanziaria, specie nei paradisi off–shore
  • UK sulle stesse posizioni americane ma con maggior durezza sui paradisi fiscali
  • D riformare lo stesso FMI e distinguere esattamente fra i vari tipi di aiuti statali
  • CINA riformare il FMI escludendo una regolazione che limiti le banche cinesi
  • BRASILE ripulire il mercato dai toxic assets, dare più peso ai paesi emergenti nelle istituzioni internazionali, lottare contro il protezionismo
  • INDIA Lotta contro il protezionismo, rafforzare le istituzioni internazionali assegnando un peso maggiore al blocco asiatico
  • RUSSIA più peso all’interno del FMI e delle istituzioni internazionali

Dalla crisi potrebbe uscire rafforzato il ruolo del sindacato. Dagli USA sta nascendo la consapevolezza di una struttura che deve adattarsi ad un contesto in cui il lavoro per una vita sarà un sogno, dove le rivendicazioni barricadiere del secolo scorso sono da considerarsi finite.

Negoziare il tempo e non solo il reddito, elemento sul quale dovranno intervenire gli Stati; maggiore formazione e coinvolgimento di chi lavora nelle scelte strategiche.

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USA

Hillary Clinton finora sembra aver convinto nella sua veste di Segretario di Stato: capace di essere sciolta e riservata al momento giusto. Il suo approccio realistico e pragmatico ha permesso di riallacciare i rapporti con Siria, Russia e aprire ad una conferenza sull’Afghanistan in cui sarà presente l’Iran.

Direzione della politica estera americana. La Siria accetta di riprendere i negoziati solo se ha la certezza di riprendersi le alture del Golan, USA ed Israele vogliono la garanzia della fine di ogni rapporto con Hezbollah. L‘Iran può essere ammesso come elemento stabilizzatore della regione, solo se dà garanzie che il nucleare non verrà impiegato per scopi militari contro Israele.

Obama ha rimosso il divieto della precedente Amministrazione di finanziare con soldi pubblici la ricerca sulle cellule staminali, argomento da sempre al centro di posizioni divisive .

Suscita scetticismo la proposta di Obama di intavolare trattative con Talebani moderati in Afghanistan. La mossa verrebbe interpretata come un segno di capitolazione, sia dalle Forze Armate Americane sia dai civili afgani, a parte la difficoltà di stabilire chi sia moderato fra i Talebani.

Qual è dunque il giudizio sull’Amministrazione Obama, a questo punto? Il Presidente è criticato da una parte per la sua pretesa di voler far troppo, dall’altra perché non riesce a fare di più.

L ‘apparente contraddizione si spiega. Dopo l’insediamento, la nomina di consiglieri moderati aveva fatto ben sperare ambienti finanziari, dopodiché le uscite contro lobbysti, le riaffermazioni della propria politica in materia di sanità ed educazione, progetti di riforma fiscale, hanno finito col sovresporre mediaticamente Obama senza che però alcun effetto pratico di svolta dalla crisi ci sia stato.

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MEDIO ORIENTE

Turchia – Racip Erdogan col suo AKP è destinato a vincere le elezioni amministrative in Turchia. Il Governo ha saputo reggere bene i colpi della crisi finanziaria mondiale, nessuna banca ne ha risentito. Il PIL si è ridotto e la disoccupazione cresce ma tutto entro limiti accettabili. Le nuove aperture verso i Curdi destano speranze di altre riforme e, nonostante la sparata contro Israele al meeting di Davos, per gli USA la Turchia sono un riferimento insostituibile.

Rimane sempre il lato oscuro delle vicende del popolo armeno: 972.000 Armeni furono annientati sotto l’Impero Ottomano, fra il 1915 ed il 1916. Ancora oggi in Turchia si nega completamente la storia, ma le verità sono sempre più inesorabili. La Turchia però si sta dando molto da fare per promuoversi quale emissario americano presso Teheran e per facilitare il riavvicinamento della Siria con Egitto e Arabia Saudita.

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Israele Palestina – Fra i Paesi Arabi sembrano delinearsi nuovi scenari. La Siria, per anni stretta alleata di Teheran, potrebbe, causa il crollo del prezzo del petrolio e l’impossibilità iraniana di dare aiuto, rivedere il proprio posizionamento verso Egitto e, soprattutto, Arabia Saudita. Un distacco di Damasco da Teheran e dal libanese Hizbollah, favorirebbe anche la ripresa di un dialogo fra le due fazioni palestinesi (Fatah e Hamas) per formare un unico governo palestinese in grado di interloquire con gli Israeliani.

Tuttavia, la formazione di un governo di destra in Israele sembra complicare le cose, così come i provvedimenti di nuovi insediamenti abitativi: si pianificano 73.302 insediamenti abitativi in Cisgiordania; altre migliaia sono previste a livello locale, anche a Gerusalemme Est (5.722). Ci sarebbero quindi 300.000 coloni il cui tasso demografico, grazie alle agevolazioni del governo, è molto più alto dei territori comuni. Obama dovrà essere molto più duro con Israele, senza abbracciare in maniera acritica la politica israeliana. Anche il problema degli insediamenti deve essere affrontato perché causa risentimento ed odio inutili. Israele però non cede ,

[Fonti: 01 | 02]

EUROPA

Come si colloca la Germania verso la Russia? Finora ha rifiutato di supportare il piano europeo di approvvigionamento del gas mediante pipelines che tagliavano fuori il territorio russo; non solo, ha osteggiato l’ingresso di Ucraina e Georgia nella NATO per non compromettere relazioni già rese tese dall’Amministrazione Bush. Ora che Obama vuole operare un “reset” con Mosca (abbandono dello scudo in Europa per ottenere atteggiamento più duro con l’Iran) tale impostazione può ancora reggere?

La Svezia sta riaffermando la propria supremazia sul Baltico intervenendo nella crisi di Estonia, Lettonia e Lituania. Fino a che punto questo non produrrà squilibri anche nella stessa Svezia?

All’interno dell’Unione Europea, si stanno consumando lotte fra coloro che vorrebbero sottrarre ulteriori quote di sovranità ai singoli stati nazionali specie in materia di fisco e mercato del lavoro, nella razionale considerazione che questo controbilancerebbe la richiesta ormai continua di fondi europei per salvare aree intere del continente (vedi area baltica ed Est Europa): questo però, è osteggiato da chi teme l’instaurazione di una politica interventista sull’intero continente con buona pace del libero mercato. In vista della sostituzione di Barroso, gli inglesi sarebbero addirittura pronti a candidare Tony Blair a condizione di renderlo Presidente permanente del Consiglio Europeo con poteri più ampi.

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VATICANO

Benedetto XVI in una lettera indirizzata ai Vescovi ammette di aver fatto errori nella riammissione della Comunità di S. Pio X nella Chiesa. Esistono profonde divergenze dottrinali (i lefebvriani negano il Concilio Vaticano II) che avrebbero dovuto consigliare maggiore cautela.

[Fonte: 01]

ITALIA

Il FT richiama la pericolosità del progetto del Ponte sullo Stretto, rilanciato da Berlusconi & co.

Diversi geologi hanno dichiarato che la Calabria, ogni anno, muove verso Nord Est mentre la Sicilia verso Nord Ovest con un gap di 3 mm l’anno in aumento. Questo poi senza contare il rischio di terremoti e alte maree esistenti.

E la nostra povera Italia al G20 di Londra? Una risposta immediata forte e coordinata contro la crisi nel breve termine; costruire un largo consenso nel rafforzare le istituzioni internazionali; rendere il G20 come struttura permanente in grado di fissare regole e standard globali.

[Fonte: 01]

VARIE

Volevo segnalare nell’ultimo numero di The Economist un interessante reportage sul fallimento di tutte le politiche proibizioniste in materia di consumo di stupefacenti.

Secondo la rivista, l’unica strada percorribile è quella della legalizzazione: tesi con cui da sempre personalmente concordo. Si paragonano i casi della Svezia, dalla severissima legislazione antidroga, con la più permissiva Norvegia: i numeri ed i risultati delle due politiche sono uguali.

L’altro strumento, oltre alla legalizzazione, è la prevenzione ottenuta attraverso informazione, formazione e comunicazione nelle scuole e nei corpi di polizia.


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2 pensieri su “Rassegna stampa internazionale /007

  1. Alberto

    Riguardo l’annosa questione israeolo palestinese ho notato quasi esclusivamente segnalazioni “economiche”.
    Sono convito che quel conflitto (come quasi tutti gli altri) dipenda molto dai soldi ma sia, diversamente dalla maggior parte delle altre guerre, molto legato all’odio reciproco.
    Se troverai anche indicazioni su gesti di odio magari aggiungili in modo da rendere più completo il quadro della situazione.

    Rispondi
  2. ED

    La componente di odio sicuramente esiste,hai ragione.Tuttavia occorre trovare ragioni più profonde. Esiste una minaccia demografica fortemente percepita dagli israeliani ; c’è un problema idro-geopolitico legato all’approvvigionamento idrico su cui gli israeliani non intendono mollare,ecc.ecc. Io cerco di seguire le principali testate internazionali quotidianamente.Un problema come quello delle relazioni israleo palestinesi non può essere compresso all’interno di questa rubrica.Conto comunque,fra breve,di dedicare una rassegna specifica su questi problemi dando cenni bibliografici a cui ognuno,se interessato,potrà rivolgersi.Grazie comunque per aver letto la rubrica
    ED

    Rispondi

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