Rassegna stampa internazionale /011

EarthCINA

La Cina ha negato la sua approvazione ad un intervento dell’ADB (Asian Development Bank) a favore dei territori dell’Arunachal Pradesh, in India, destinati a migliorare la gestione dei sistemi idrici e a rafforzare i territori contro le esondazioni. Non è stata data alcuna spiegazione di tale comportamento che giunge peraltro contemporaneamente allo sforza cinese di rafforzare il FMI (v. capitolo economia). Potrebbe questo essere il primo segnale dell’uso politico che Pechino intende fare della propria supremazia economica, verso quei paesi non allineati alla sua politica estera (per tutti, l’impostazione cinese sul problema Tibet): tale la situazione dell’India che ha ricevuto il Dalai Lama.

La notizia ci porta a considerare quanto la Cina sia uscita vincente dal vertice del G20. Lo stesso schema sopra descritto a proposito dell’India è stato ripreso verso la Francia che ha dovuto emettere un comunicato ufficiale dichiarando di non aver mai incoraggiato l’indipendenza del Tibet riconosciuto anzi dalla Francia come parte integrante della Cina.

Inoltre, nella tanto decantata lotta contro i paradisi fiscali, Pechino ha ottenuto che dalla lista venissero esclusi Hong Kong e Macao.

Al proprio interno invece, ricorrendo quest’anno il ventesimo anniversario dell’eccidio di piazza Tien an Men, i servizi segreti cinesi, di concerto col Partito Comunista, si sono mossi per tempo neutralizzare possibili focolai dall’interno delle Università. Come? Semplicemente utilizzando la leva economica: alti stipendi, bonus e incentivi per i laureati che intendano divenire funzionari del partito nelle zone interne, vantaggi fiscali per le aziende che assumano laureati dalle università cinesi.

Tutto questo però non riesce a nascondere dati economici ancora negativi. A preoccupare maggiormente le Autorità di Pechino non è il divario negativo di 1,7 punti percentuali fra export (- 25,7 %) e import (- 24,1%) quanto la potenziale minaccia politica di 20 milioni di disoccupati: non è un caso che il pacchetto di misure a sostegno dell’economia si sia indirizzato principalmente ai settori labor intensive (tessile, metallurgico, automobilistico, ecc.).

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ASIA

All’Afghanistan, FA dedica un saggio per comprendere come rompere quel modello secondo cui tutti coloro che, nella storia da Alessandro Magno in poi, si sono riversati nel Paese alla fine hanno dovuto abbandonarlo sconfitti. Uscire da quel contesto, specie per gli USA, in questo momento è impensabile. Secondo stime attendibili, ci vorrebbero almeno 500 mila uomini per pacificare il paese, impossibile.

Con appena (..) 90 mila uomini, occorre allora riconsiderare gli obiettivi strategici della presenza americana ed occidentale. I talebani, coinvolti nel traffico di droga e armi, devono essere considerati obiettivo strategico. Devono essere individuati interlocutori affidabili coi quali avviare contatti e negoziati, per isolare le fazioni fanatiche ed irriducibili.

Occorre che per le elezioni fissate ad Agosto, siano garantite condizioni di sicurezza alla più vasta area territoriale possibile per legittimare meglio il voto. Meglio sarebbe individuare un capo Pashtun con trascorsi nella resistenza antisovietica, in grado di procedere poi alla riconciliazione del Paese. Questo porta ad un più severo atteggiamento verso il Pakistan che dovrà farsi ragione del fatto che la stabilità dell’area passa attraverso il coinvolgimento dell’India.

Il Pakistan è sicuramente uno dei luoghi più violenti della Terra. Secondo alcuni analisti americani, il Paese potrebbe trovarsi al collasso economico entro sei mesi. Il problema è che tale sensazione è condivisa anche dalla gente comune. L’esercito nel frattempo (v. rassegna stampa precedente) continua nella sua politica anti indiana e, per attrarre aiuti dagli USA, alimenta fazioni talebane specie al confine con l’Afghanistan.

Uno sguardo questa settimana sull’Asia va rivolto anche alla Corea del Nord. Anche qui, FA ci riferisce in un saggio intitolato “PyongBang”. E’stato lanciato un missile intercontinentale Taepodong 2, ufficialmente per le telecomunicazioni e con successo, secondo i nord coreani; per scopi militari e con un disastro secondo gli osservatori stranieri.

Alcuni analisti ritengono questo un messaggio rivolto a Obama per riprendere al più presto i negoziati, in realtà la situazione è più complessa e la spiegazione va ricercata probabilmente nelle lotte interne al regime. Come muoversi allora? Ignorare le violazioni dei trattati internazionali è impossibile perché tali gesti sono palese prova delle stesse; sperare in sanzioni del Consiglio di Sicurezza sarebbe inutile perché vi sarebbe il veto di Cina e Russia; lasciarsi coinvolgere in un terzo teatro di operazioni militari (dopo Iran e Afpak) impossibile, così come devono scartarsi negoziati inconcludenti che diano tempo al regime di rifornire elementi terroristici.

La via d’uscita passa dal coinvolgimento della Cina per rafforzare le sanzioni economiche della risoluzione ONU 1718, e consentire ispezioni congiunte ai probabili siti nordcoreani; colpire con sanzioni uni-multilaterali gli Stati che collaborano con quel regime ovvero offrire loro alternative per isolare i nord coreani. Richiedere il coinvolgimento globale per l’assistenza umanitaria a favore dei bambini e dei soggetti più deboli della Corea del Nord.

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RUSSIA

Putin ha annunciato il suo pacchetto di misure per stimolare l’economia. Ammonta a 90 miliardi di dollari, include tagli fiscali e sostegno per giovani e anziani. La Russia deve evitare che la propria economia dipenda solo dal petrolio, ecco perché si devono trovare soluzioni che possano sostenere la domanda interna.

Sono buoni propositi che tuttavia si scontrano col paradossale sostegno per miliardi di dollari ad una delle industrie automobilistiche meno efficienti al mondo, l’Avtovaz. Più che una seria ristrutturazione del comparto, si tende a garantire, a spese dello Stato, migliaia di posti di lavoro per impedire lo scoppio di disordini (cfr. la diversa strategia cinese descritta sopra).

Sulla Georgia, il popolo vuole le dimissioni di Shakashvili non per la sconfitta militare contro la Russia, ma per aver fallito nell’alleviare le condizioni di povertà nel Paese. La sua fortuna è che al momento l’opposizione è divisa ed incapace di formulare una politica organica

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EUROPA BALCANICA

All’ultima riunione dei Ministri degli Esteri della UE, Frattini ha riproposto la necessità di una maggiore liberalizzazione dei visti di ingresso nella UE per i cittadini dell’Europa balcanica. D’accordo con la posizione italiana, i Paesi baltici, nonché Polonia e Ungheria.

Croazia. Prosegue il contenzioso con la Slovenia dal 1991 sui confini. La Slovenia blocca l’adesione croata all’UE, e vuole arbitrato della Corte Internazionale de L’Aja. L’idea è rifiutata dalla Croazia. Esiste un’obiettiva contraddizione di una Croazia, parte della Nato ma non dell’UE – benché il Paese si impegni per un allargamento della NATO ad altri paesi balcanici. La Commissione UE propone la mediazione di Althissari che però vorrebbe una valutazione di esperti di diritto internazionale.

Albania. Dopo l’ingresso nella Nato, il prossimo obiettivo è l’ingresso nella UE, su cui il premier albanese Sali Berisha si gioca le elezioni. La crescita economica albanese nel 2009 oscillerà fra 0-1% – il FMI ha suggerito blocco di stipendi e pensioni e la riallocazione della spesa.

Bosnia Erzegovina. Governo e amministrazione devono rendersi più efficienti e fronteggiare più energicamente il problema della corruzione.

Macedonia. Ivanov nuovo presidente col 63% dei voti. Il Paese è governato dal centro dx, ma non ha un’alta partecipazione al voto. Gli obiettivi successivi: acquisire visti ed entrare nella NATO.

Kossovo. Delusione su questo Paese per il cattivo utilizzo dei 1,8 mld di euro: solo 124 mln sono entrati nel circuito e i Paesi donatori reclamano trasparenza – Anche l’UCK albanese secondo la BBC avrebbe commesso atrocità.

Moldavia. Contestato l’esito delle elezioni che ha dato la vittoria ai comunisti. La Moldavia è indipendente dal 1991 dopo essere occupata dalla Russia. Ha 4 mln di abitanti di cui 800.00 a Chisinau. C’è stata la rivolta dei giovani contro la vittoria dei comunisti – Nonostante sia in atto una crisi diplomatica con la Romania, accusata di fomentare incidenti con la piazza, è presente nella società moldava un’istanza di riunificarsi con la Romania, specie nelle fasce più giovani della popolazione che guardano all’UE.

[Fonte: 01]

EUROPA OCCIDENTALE – TURCHIA

La Francia esaminata in questa rassegna stampa. Sul fronte interno, la Francia vuole garantire 1,5 mld di euro per i disoccupati. A tale decisione il Governo è stato spinto dopo le dimostrazioni di massa dei giorni scorsi, e, soprattutto, dopo il sequestro di alcuni dirigenti da parte di alcune rappresentanze sindacali quale estremo rimedio per ridurre il numero delle persone da licenziare. Gli industriali sono furibondi e si sentono il capro espiatorio della situazione: nel frattempo il numero delle aziende disposto ad assumere è sceso drasticamente del 24,5% rispetto allo steso periodo dell’anno precedente mentre la produzione industria è calata del 15,5% sempre sullo stesso periodo.

Ma le cose non sembrano andare così bene nemmeno negli affari esteri.

Oltre a quanto sopra ricordato, a proposito dei rapporti con la Cina, v’è da registrare il ritorno dei transalpini all’interno della NATO.

Questo tuttavia non deve ingannare: dietro ai sorrisi davanti ai fotografi ed alle dichiarazioni ufficiali pro USA di Sarkozy (in questo più abile del suo predecessore), i punti di attrito con Washington esistono ancora. Oltre alla divergenza sulle misure da introdurre – Parigi non vuole intervenire nella misura richiesta da USA e GB – si è aperto l’altro fronte sull’ingresso della Turchia nella UE, a cui la Francia è nettamente contraria. La ragione è da ricercarsi nel fatto che qualora ciò avvenisse la ripartizione dei fondi comunitari metterebbe a serio rischio agricoltori e allevatori francesi.

La Turchia ovviamente si sente rafforzata dalla dichiarazione di Obama che la riconosce a tutti gli effetti quale partner occidentale strategico, destinato ad entrare nella UE. Anche qui però non è tutto oro ciò che luccica. La lobby armena negli USA spinge perché Washington chieda un esplicito ravvedimento della Turchia sulle vicende legate al genocidio armeno del secolo scorso: ciò che incontra resistenze ed ostacoli, in una diffusa mentalità negazionista ad ogni livello della popolazione.

[Fonti: 01 | 02]

USA – AMERICA MERIDIONALE

Cominciamo dalla situazione economica. Il FT ci dice che gli USA hanno raggiunto l’esorbitante cifra di 200 mld di dollari di deficit corrente, superando, a metà anno, l’intero ammontare del 2008.

Ciò nonostante Obama vede tenui segnali di speranza, da un (primo e timido) rallentamento della recessione e tuttavia la disoccupazione sale all’8,5%.

Siamo alla resa dei conti fra banche e Casa Bianca? Le prime si dibattono nel dilemma di perdite colossali da far emergere e accettare prestiti pubblici, con vincoli penetranti dalle nomine degli executives alla riorganizzazione delle banche stesse: vi potrebbe essere concretamente il rischio che il numero di banche in grado di reggere si riduca a poco più di cinque, su tutto il territorio degli USA e non sufficientemente patrimonializzate.

Rimangono anche forti problemi circa la tenuta delle infrastrutture negli USA: è incredibile, ma in un Paese così non esistono collegamenti ad alta velocità, il servizio ferroviario è poco utilizzato e considerato dai cittadini. Oggi si sta pensando ad una sua rivitalizzazione, sia pure però in termini e forme ben lontane da quanto esiste in Europa.

Il deficit complessivo influenza anche il budget della difesa e, in ultimo, la formazione di una dottrina militare oggi orientata più sulle guerre presenti in Iran ed in Afghanistan, piuttosto che su scenari ipertecnologici di conflitti contro Russia e Cina.

Come è valutato ad oggi il Presidente Obama dagli americani? Il gap fra l’approvazione dei Democratici (88%) e dei Repubblicani (27%) è enorme. I Repubblicani gli rimproverano di avere una visione troppo idealista, i cittadini sono dalla sua parte per quanto concerne la riduzione degli armamenti mentre non gradiscono affatto qualsiasi rallentamento nella lotta contro i Talebani. Enorme è comunque la considerazione del loro Presidente per il fatto di essere idolatrato all’estero, specie in Europa.

Quali cambiamenti, con la crisi, stanno attraversando la società americana? Profondi, se si pensa che è passato pochissimo tempo dal predominio della destra cristiana legata a Gorge Bush.Il 7 aprile scorso il Vermont è stato il primo stato a legiferare sull’ammissibilità delle nozze gay, mentre la Corte dell’Iowa, dopo quella di Massachussets e Connecticut, ha reso possibile il matrimonio fra persone dello stesso sesso nella considerazione che il divieto, fino ad allora imperante, avrebbe leso il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

Obama porterà un rinnovamento nelle relazioni coi Paesi dell’America Meridionale e dell’area caraibica, ma verrà giudicato dai fatti, da subito su come si orienterà su Cuba. Sarà difficile una rottura completa rispetto al passato, molto più probabile un sostanziale ammorbidimento dell’embargo così da consentire la vendita all’isola di altri prodotti e generi.

Altro punto dolente sarà la richiesta di indirizzare parte delle risorse del FMI verso l’America del Sud ma su temi quali inclusione ed equità sociale l’intesa sarà più facile che in passato.

Non si arriverà certo ad un ridimensionamento della potenza americana, ma da oggi in poi un Paese come il Brasile dovrà essere trattato come punto di riferimento dell’intero sub continente.

I temi di maggior preoccupazione per l’Amministrazione Obama sono rappresentati da droga e immigrazione, specie ai confini col Messico. Alla Conferenza del 17-18 aprile coi Paesi dell’America Latina verrà chiaramente detto che la guerra alla droga, nel corso di questi anni, si è rivelata un vero fallimento.

Vi sono casi spaventosi in Messico, ai confini con gli USA come a Ciudad Juarez, di 2000 omicidi dal gennaio 2008 consumati nelle lotte fra bande rivali per il controllo del mercato degli stupefacenti e ciò nonostante l’invio di truppe regolari.

Questo si è reso possibile per il fatto che il commercio delle armi negli USA è libero e quindi questo ha spianato la strada alle varie bande nel possedere arsenali di fabbricazione americana.

La lobby delle armi negli USA è molto potente e si aggrappa al Secondo Emendamento della Costituzione che consente ai cittadini di portare armi: nemmeno il diffondersi del narco-stragismo messicano verso gli USA fa recedere questo potente cartello. Occorrerà quindi vedere quali effetti produrrà l’invio di ulteriori forze investigative americane in Messico che rischia di divenire al pari del Pakistan un Paese a rischio default.

[Fonti: 01 | 02 | 03 | 04 | 05]

VATICANO

Il nuovo Primate della Chiesa Cattolica per Inghilterra e Galles, Vincent Nichols, pare essere un osso più duro del suo predecessore. Il cuore del cattolicesimo pare essersi spostato dal Nord, dove si era insediato grazie soprattutto alla componente irlandese, verso il Sud in direzione delle grandi città Londra inclusa dove sono presenti etnie, specie latino americane, che convivono in mezzo ad altre confessioni. Pare che il nuovo Primate sia un conservatore che voglia rivendicare con estremo vigore i valori della famiglia, della vita secondo l’ortodossia ratzingeriana: ciò che ha destato perplessità negli ambienti cattolico liberali solitamente più orientati a toni più tenui

[Fonte: 01]

ITALIA

Compiangendo i caduti nell’amaro ricordo delle disgrazie passate. Questo è il titolo che THE ECONOMIST assegna all’Italia a proposito della tragedia del terremoto in Abruzzo.

A parte le battute di Berlusconi sul campeggio, c’è curiosità all’estero per vedere dove arriverà l’azione della magistratura per comprendere come mai case e quartieri non sono stati costruiti secondo le regole antisismiche, in un territorio che si sa essere soggetto a questi problemi; e soprattutto comprendere se, come per l’Irpinia, anche stavolta la classe politica riuscirà ad evitare ogni responsabilità come nel passato.

[Fonte: 01]


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