Rassegna stampa internazionale /014

EarthSPECIALE GEOPOLITICA – LA VIA ARTICA

La via Artica, dal 2013 a causa dello scioglimento dei ghiacciai ad un ritmo superiore a quello preventivato, consentirà il transito ed il collegamento all’estremo Nord fra Eurasia e Stati Uniti.

La vegetazione sta cambiando, dove c’era una tundra brulla ora ci sono foreste. Perché quest’area è così importante? Vediamo subito i numeri.

Nel 2008, l’U.S. Geological Survey ha reso nota una valutazione più accurata delle risorse energetiche presenti, fondata su un calcolo probabilistico effettuato sulle 33 province geologiche della regione. La somma delle stime medie di tutte le province indicherebbe la presenza di 90 miliardi di barili di petrolio e di circa 47,3 triliardi di metri cubi di gas. Altri 44 miliardi di barili di fluidi gassosi potrebbero celarsi nel sottosuolo. Si ritiene, tuttavia, che l’84% di tutte queste risorse si trovi in mare aperto.

Ciò spiega l’animosità e l’ostentazione di forza crescenti: infatti, in base all’articolo 76 della Convenzione Onu sul diritto del mare, i paesi membri hanno prerogative di sfruttamento delle acque e dei fondali fino a 200 miglia marine dalle rispettive linee di base, ma possono rivendicare gli stessi diritti su uno spazio che si estende per ulteriori 60 miglia dai sedimenti rocciosi della base della parete continentale, oppure per 100 miglia dall’isobata dei 2500 metri, anche se per una distanza non superiore alle 350 miglia totali dalla linea base. La sfida dunque è quella di poter dimostrare la fondatezza delle proprie pretese sull’estensione più ampia possibile.

Chi sono gli attori più interessati?

Innanzitutto la Russia che ha investito più di un miliardo di dollari nel raddoppio del porto di Murmansk. Inoltre la Russia dispone della più grande flotta rompighiaccio al mondo, ed ha cominciato a far solcare i propri vascelli sull’intera regione in un modo sconosciuto dall’epoca della Guerra Fredda.

La Russia, il cui fascicolo è stato rifiutato nel 2001, rivendica un’area di 460.000 miglia quadrate e punta a dimostrare i suoi diritti sulla catena di Lomonosov, mentre contesta la delimitazione norvegese nel mare di Barents depositata nel 2006. Le dichiarazioni ufficiali del Cremino indicano l’Artico area strategica per la Russia che intende contendere l’approvvigionamento delle materie prime, se del caso, ricorrendo a mezzi militari: parole eloquenti.

Altro Paese interessato è il Canada. Nel 2008 ha condotto nell’area la più ampia esercitazione militare da molto tempo a questa parte. La Nato stessa terrà in Islanda una prossima conferenza circa la propria missione strategica nell’Artico.

In Europa la Commissione deve sviluppare una direttiva sul tema, nel frattempo un paese come la Norvegia – fuori dall’UE – da una parte ha vietato perforazioni nelle acque di sua competenza salvo fare poi la stessa cosa in partnership con la Gazprom.

Addirittura paesi come Cina, Singapore e Corea del Sud vogliono inviare navi rompighiaccio e attrezzature scientifiche per monitorare cambiamenti climatici, in realtà per osservare le mosse degli avversari.

Gli USA devono entrare nel Nuovo Grande Gioco con direttive chiare e precise, non soltanto nel senso di rendere perforabili alcune zone settentrionali dell’Alaska.

Riconoscendo i rischi di un’escalation, gli stati polari stanno portando avanti parallelamente negoziati per prevenire ulteriori tensioni. Il Consiglio Artico si sta dimostrando lo strumento più efficace per gestire tali discordie e il Canada, in particolare, ha intensificato la sua attività diplomatica: ciò non toglie che al momento si stia assistendo ad una militarizzazione spinta della regione.

[Fonti: 01 | 02]


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