Rassegna stampa internazionale /015

EarthECONOMIA

Tiene assolutamente banco la vicenda FIAT nelle cronache finanziarie internazionali. FT inizia il suo resoconto accennando alla molto tiepida accoglienza ricevuta da Marchionne in Germania per discutere dell’assorbimento della Opel: è fortemente temuto un ridimensionamento degli impianti a Kaiserslautern con conseguente perdita di posti di lavoro.

Marchionne in questo momento è il manager sulla ribalta mondiale per il suo tentativo di creare un agglomerato in grado di competere con Toyota e Volkswagen su scala globale. Egli ritiene che l’intero mercato, a livello globale, si ridurrà a cinque grandi gruppi che devono saper produrre oltre quattro milioni di vetture l’anno.

Ora, il fulcro dell’accordo con Chrysler sta nel saper gestire i fondi pubblici messi a disposizione dal governo americano, e unirli al know how FIAT in campo tecnologico cosicché la casa torinese, senza esborso materiale di denaro, possa acquisire il controllo dell’azienda ripagato il Tesoro americano, quindi, replicare la stessa operazione in Europa con Opel.

Nessuno può dire al momento se l’operazione riuscirà o meno, certo è che far coesistere tre culture aziendali (italiana, nordamericana e tedesca) sarà un’impresa difficile anche per uno come Marchionne che, appena entrato in FIAT, ne ha rivoluzionato l’organizzazione e la cultura facendo largo ai giovani.

The Economist mette in guardia sull’attuale prevalenza delle economie europee continentali, caratterizzate da una massiccia presenza dello stato nel mercato, con iper regolazioni in diversi settori specie nel mercato del lavoro. Il fatto che non vi siano gli stessi gravi problemi degli USA non significa che le cose siano migliori ma semplicemente meno peggio, peraltro in alcuni settori e in alcuni paesi non dunque in modo uniforme nell’intera area. La rivista rimane nettamente schierata sui princìpi anglosassoni di libertà e responsabilità dell’individuo, piuttosto che nella invasiva presenza dello Stato.

La Francia è un emblema di questo modello continentale. Dopo che Sarkozy aveva, nella campagna presidenziale, duramente criticato il sistema francese dicendo di volerlo svecchiare facendolo assomigliare a quello anglosassone; dopo pesanti proteste sociali e la crisi, il Presidente ha fatto marcia indietro diventando un convinto colbertista: investimenti non tanto a sostegno della domanda quanto nelle infrastrutture.

Sicuramente questa politica ha pagato (si pensi alla differente velocità nei collegamenti ferroviari esistente nel sistema francese col TGV e in quello americano); non si può dimenticare che lo Stato ha mantenuto la sua efficienza proverbiale con funzionari di alto livello adeguatamente preparati. Si aggiunga l’alta propensione al risparmio dei cittadini francesi pur in presenza di uno stato in grado di assicurare una media ed efficiente copertura sanitaria e previdenziale: se tale modello sia di pari passo esportabile in altre realtà è comunque molto dubbio.

[Fonti: 01 | 02 | 03]

CINA

Sembra tornare il sereno fra Cina e Taiwan dopo che per anni si è arrivati sull’orlo di una guerra, di fronte ad una possibile dichiarazione di indipendenza di Taiwan. Si sono incrementati i voli diretti da e per Pechino, così come il traffico armatoriale via mare e le telecomunicazioni. E’ tutto da verificare se l’integrazione economica stretta avrà ripercussioni politiche sull’isola.

Nel frattempo Pechino accusa giornalisti occidentali di istigare alla rivolta popolazioni colpite dal terremoto nel Sichuan.

[Fonte: 01]

OCEANIA

L’Australia sta investendo 74 mld di dollari nel potenziamento delle sue forze armate: 11 nuove fregate e 12 bombardieri di ultima generazione, senza alcun taglio al numero degli operativi. L’idea è quella di dotarsi di una forza militare in grado di supportare, sul piano politico, la propria indipendenza e la propria equidistanza fra Occidente e Cina nel Pacifico.

Questa situazione ci introduce ad un’analisi interessante circa il futuro di questo Paese, chiamato a scegliere fra due geopolitiche diverse: da una parte, chi,come l’attuale premier Kevin Rudd, ritiene che sia naturale per l’Australia finire nell’orbita cinese e perciò occorra arrivarci nelle migliori condizioni possibili; dall’altra chi, come John Howard ex premier, ritiene che la collocazione per l’Australia sia sempre e comunque l’Occidente: in ciò supportato da un sentimento anticinese espresso dalla gran parte della popolazione.

[Fonte: 01]

ASIA

Il complicato meccanismo elettorale in India vede fronteggiarsi il Partito del Congresso – forte nelle aree rurali presso la popolazione più povera – ed il BJP (Bharatiya Janata’s Party) espressione delle aree più ricche ed industrializzate del paese ma, al contempo, portatore di un’ideologia indosciovinista nei confronti della popolazione musulmana.

L’esito delle elezioni è ancora incerto, ma già si sa che nessuno dei due partiti disporrà di un numero di seggi in grado, da solo, di assicurare stabilità politica: si renderà necessario, quindi, un governo di coalizione ed il costo in termini politici, per i due grandi partiti, potrebbe essere molto alto.

[Fonte: 01]

MEDIO ORIENTE

Portiamo all’attenzione i sanguinosi scontri nella valle di Swat in Papista, fra esercito pakistano e Talebani ciò che sta seminando morti innumerevoli nella popolazione civile.

Questo è l’effetto degli incontri avuti fra Governo pakistano e l’Amministrazione Obama preoccupata della sorte dell’arsenale nucleare nel Paese.

Frattanto,nelle elezioni in Afghanistan, il tanto bistrattato Garzai sembra essere meglio piazzato rispetto agli altri candidati. La grande incognita è l’opposizione dei Talebani che controllano 100 collegi su 400: in questo momento però la violenza non serve a nessuna delle parti in causa.

Anche dall’Iran ci sono segnali di novità. Ahmadinejad non sembra essere circondato da quell’entusiasmo popolare che i media vorrebbero accreditargli in patria.

Si stanno definendo le posizioni in vista delle prossime elezioni. Il leader riformista Karroubi ha dichiarato il discorso di Ahmadinejad all’ONU lesivo degli interessi del Paese e che in caso di sua elezione ristabilire normali relazioni diplomatiche con l’Occidente sarebbe la priorità.

Si fronteggiano due elettorati diversi: quello povero, delle campagne per il quale il Presidente è un mito; quello urbano della classe media, molto turbato e critico verso l’attuale indirizzo politico.

L’unico punto di convergenza è la diffidenza verso gli Usa, leva sulla quale Khamenei capo dello stato iraniano e vero protettore di Ahmadinejad fonda la propria politica conservatrice.

[Fonti: 01 | 02 | 03]

AFRICA

Vogliamo portare all’attenzione dei lettori un Paese come la Tanzania, coi suoi 44 milioni di abitanti. Dominato da un solo partito (Partito della Rivoluzione) e dal suo leader Kikwete, non è propriamente un modello di efficienza e democrazia. Lavoratori poco qualificati ed un ambiente ostile alla presenza straniera, un’opposizione politica schiacciata dal controllo mediatico esercitato dal Governo, ed un 43% del PIL che dipende dagli aiuti esterni, questo Paese rischia di piombare all’indietro.

I cinesi hanno individuato nel Kenya il passaggio verso le grandi miniere del Congo, disillusi circa il funzionamento delle decrepite ferrovie del Paese. Anche qui il contrasto,fra l’anima contadina del paese e quella urbana che teme di essere soppiantata da Uganda e Kenya se non vi sarà un’effettiva integrazione coi Paesi della Comunità Africana Orientale.

[Fonte: 01]

AMERICA MERIDIONALE

In Venezuela, Chavez cerca in tutti i modi di eliminare le organizzazioni sindacali, a suo giudizio incompatibili con la sua idea di socialismo del 21° secolo da lui propugnata. Col crollo del prezzo del petrolio, il Governo ha un’arma spuntata per soffocare e/o comprare gli avversari.

Si sono di gran lunga incrementate in un anno le ore di sciopero e i settori in cui i sindacati cominciano ad esercitare pressione sono quelli legati a servizi/prodotti essenziali. Anche qui diverso è il modo in cui la crisi ha colpito fra città e campagne.

[Fonte: 01]

USA

Interessante la domanda posta da The Nation: cosa puoi promettere ad una nazione che, per un intero secolo, si è sentita ripetere quanto fosse fortunata a vivere nel migliore dei mondi possibili; a e a cui oggi si sta altrettanto ripetendo che quei tempi non ritorneranno più?

Si deve offrire una nuova visione: il diritto ad un’esistenza piena e soddisfacente, al di là e a prescindere dalle ricchezze materiali.

Può in definitiva l’accumulazione materiale soddisfare e giustificare ogni cosa? No, bisogna ridefinire i principi della costituzione americana (diritto alla vita, alla libertà ed al perseguimento della felicità) declinandoli in senso post materialista.

Superate quelle privazioni, in primis alimentari, che hanno afflitto l’umanità per secoli, le nazioni sviluppate devono trovare un nuovo senso alla loro storia. Vanno assolutamente ridefiniti gli ambiti e gli spazi fra governo e individui: il primo deve porre regole in grado di rafforzare la libertà e la responsabilità dei singoli.

Ridefinire i rapporti di lavoro e le relazioni sindacali in ambienti di lavoro più piccoli e più funzionali a porre al centro l’elemento umano non sacrificabile sull’altare del profitto.

Il vero problema per gli americani comunque è costituito dalla deflazione, situazione in cui, ferma la produzione, si assiste ad una spirale inversa a quella inflativa con un costante crollo di prezzi e salari: una situazione che renderebbe sicuramente più difficile l’intervento delle banche centrali orientate da sempre a tenere sotto controllo l’inflazione aumentando il costo del denaro.

[Fonti: 01 | 02]

RUSSIA – EUROPA ORIENTALE

La situazione in Georgia rimane tesa, con un vicino ingombrante come la Russia. E’ stato tentato un blitz da parte delle Forze Armate contro il Presidente Shakashvili, e numerosi sono gli scontri fra dimostranti e polizia nelle strade.

Soprattutto oggi, allorché è stata confermata un’esercitazione della Nato in Georgia: esiste a Mosca il convincimento che gli USA devono giustificare ogni loro mossa, mentre Mosca è libera di fare qualunque cosa verso i Paesi a sé confinanti.

Anche il Progetto di Partnership fra Ucraina, Bielorussia, Armenia, Moldova, Georgia, Azerbaijan è vista con estremo sospetto se l’interlocutore divenga l’UE: occorrerà vedere però se e quali benefici essa potrà dare a questi Paesi, altrimenti tutto si ridurrà a meno di niente… per Mosca almeno.

[Fonte: 01]

ITALIA

Non poteva passare infine inosservata la vicenda del divorzio Berlusconi sulla stampa estera.

The Economist sostiene che due siano i pericoli che potrebbero ritorcersi contro il Premier: il giudizio del Vaticano ed una progressiva simpatia dell’elettorato femminile per sua moglie.

Chi scrive dubita del primo, più attento alle vicende dei clandestini; quanto al secondo, se quello da cui è circondato l’autore è il campione rappresentativo dell’universo femminile, Berlusconi può stare assolutamente tranquillo…!

[Fonte: 01]


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