Rassegna stampa internazionale /016

EarthECONOMIA

Il FMI sostiene che l’UE dovrebbe introdurre degli stress test nei confronti delle proprie banche, seguendo il modello proattivo degli USA. Il problema è che nessuna banca intende pubblicare i risultati di una simile verifica, necessari per ripristinare la trasparenza e la fiducia dei risparmiatori verso il sistema: e questo, in un contesto in cui si prevede una ripresa solo a partire, se va bene, dalla seconda metà del 2010 non è propriamente il massimo.

Nel frattempo, benché si continui a sostenere che il peggio sia ormai passato, i dati relativi al mese di marzo segnalano un rallentamento della produzione del -20,2% rispetto allo stesso mese di marzo dell’anno scorso. I paesi più colpiti, Italia, Francia e Spagna; mentre la Germania, rispetto alla quale si parla di timida ripresa, vede una contrazione del PIL (trimestre 2009 su trimestre 2008) del 4%. Se tale trend dovesse persistere per l’intero anno la contrazione sarebbe del 20%, bruciando l’intera crescita accumulata in questi anni.

La percezione non ancora chiara della gravità della crisi fra la popolazione europea è determinata da una mercato del lavoro rigido, in grado, per il momento di attutire dati veramente preoccupanti: un crollo dapprima molto più rapido ed oggi, pur rallentato, più profondo di quanto ritenuto dagli analisti.

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CINA

Dopo la presa del potere, circa sette anni fa, la Cina di Hu Jintao ha dilatato oltremodo la presenza dello stato nell’economia e l’amministrazione Obama deve rispondere a questa sfida. Bisogna partire dalla considerazione dell’inevitabilità di un G2 (USA Cina). L‘agenda dovrebbe includere non solo ambiente e investimenti diretti, ma anche liberalizzazione dei prezzi e delle tariffe, e della ridefinizione del ruolo dello stato nell’economia.

Su questi argomenti, Pechino si è limitata semplicemente ad “annunciare” riforme ma non ad attuarle, specie quando si è trattato di consentire a scambi realmente bilaterali: si pensi al divieto, per un operatore straniero, di controllare una qualunque società cinese. Quando poi non bastassero queste intromissioni già di per sé pesanti dello stato, esistono poi organizzazioni sindacali, controllate dal partito, che limitano ed impediscono l’esercizio di un’effettiva libertà sindacale.

Per cambiare le cose, occorre un approccio graduale. In primo luogo, occorre concordare una maggiore libertà dei flussi di capitali da e verso la Cina: questo significa rimettere alla libera valutazione degli investitori cinesi dove investire i soldi, al di fuori dei vincoli imposti dal partito.

La rivista in sintesi, in questo articolo, spiega come la Cina dovrebbe conformarsi per compiacere agli interessi americani, non tenendo conto che, nella visione di Pechino, la volontà di non impegnarsi può essere geopoliticamente tesa a dimostrare l’indispensabilità del ruolo cinese nel globo.

La Cina purtroppo dimostra come trasparenza e verità siano concetti ancora lontani dall’essere applicati concretamente: la polizia monitora attentamente tutti coloro che, a distanza di un anno e nonostante le roboanti parole del Partito Comunista, contestano le spiegazioni fornite dall’autorità circa il numero impressionante di morti successive al terremoto del Sichuan: molte abitazioni sono crollate per i materiali impiegati, non controllati a dovere per via della corruzione. Sono stati oscurati blog e siti che si interessavano alla vicenda, e tenuti lontani i giornalisti stranieri che volevano indagare.

[Fonti: 01 | 02]

INDIA

Non si può trascurare l’India che, a queste ultime elezioni, ha portato al voto 714 mln di elettori.

Si è registrata la vittoria del Partito del Congresso (dal 26% al 29%) in grado così di conquistare da solo 200 seggi sui 543 disponibili e di formare un’alleanza dalla quale i partiti di sinistra verranno esclusi. Ridimensionato esce il BJP così come ogni colorazione di sciovinismo indù. Forte appare l’affermazione del Partito del Congresso in stati popolosi come l’Uttar Pradesh. Ci sarà continuità di governo con Manmoar Singh espresso dal clan Gandhi–Nehru che inserirà il proprio rampollo Raul nel gabinetto.

[Fonte: 01]

ASIA

In Giappone, il leader del Partito d’opposizione Ichiro Ozawa ha rassegnato le dimissioni dopo essere rimasto in carica per lungo tempo. Sembra l’ultimo atto di una farsa interminabile di una classe politica incapace di dare una prospettiva ad un Paese che ne ha fortemente bisogno.

In Pakistan, la lotta dell’esercito contro i Talebani sta lasciando una scia di morte e distruzione fra la popolazione civile. Molti analisti occidentali attendono di verificare se questo impegno, peraltro verso un avversario ancora radicato, darà frutti sperati.

La guerra in Afghanistan ha portato alla defenestrazione improvvisa il comandante della Nato McKiernan: pare che vi sia una lotta col generale Petraeus, nel 2001 sottoposto del primo in Irak; nonché una strategia di far coesistere un’unica entità che si occupa in modo ragiono sia della parte politica sia di quella militare. Alcuni però eccepiscono che la scelta sia dettata solo dalla necessità di dimostrare il conseguimento di qualche concreto risultato.

[Fonti: 01 | 02 | 03]

MEDIO ORIENTE

Sembra che Nethanyau sia molto vago sul tipo ed il contenuto di un accordo con l’Autorità Palestinese: dice di avere a portata di mano un nuovo piano da sottoporre a Obama, ma nessuno ne conosce i benché minimi termini; dice di aderire alla soluzione “due popoli – due stati”, ma non rinuncia a mantenere la politica degli insediamenti; pone quale pre–condizione di qualsiasi discussione, la soluzione al problema della crescente forza di Hizbollah, sostenuto dall’Iran, ma al tempo stesso cerca la più ampia convergenza con i paesi moderati a cominciare dalla Giordania per trovare una coesistenza sostenibile coi medesimi. Tutto molto chiaro…

[Fonte: 01]

AFRICA

Il neopresidente Zuma in Sudafrica deve assicurare gli investitori sulla sua volontà di rimettere in moto un paese colpito dalla recessione. In questo senso deve leggersi la scelta di affidare l’importante dicastero delle finanze a Trevor Manuel che già aveva ricoperto la carica in passato: occorrerà verificare come si concilieranno le richieste dei sindacati, decisivi per l’elezione di Zuma, col rigore fiscale di Manuel al momento di individuare le scelte di politica economica.

[Fonte: 01]

AMERICA MERIDIONALE

Ci occupiamo di Argentina, dove quest’anno si rinnova il Parlamento con elezioni generali. Il PIL subirà una contrazione dell’1,5% mentre l’inflazione si attesterà sul 19,8%.

Gli schieramenti che si fronteggiano alle elezioni sono due: da una parte i peronisti guidati da Narvaez che mira a recuperare voti nelle aree periferiche, popolose e più povere; dall’altra parte il Partito Radicale, tradizionalmente avverso ai peronisti, ma molto frammentato.

Se l’attuale Governo di Fernandez, come sembra, non riuscirà ad ottenere una solida maggioranza in parlamento, allora anche per i Kirchner, attuali inquilini della Casa Rosada, la permanenza non sarà più assicurata

[Fonte: 01]

USA

Gli interventi finanziari dell’Amministrazione Obama hanno realmente sollevato le sorti della popolazione, o hanno finito col rimettere in pista coloro che hanno causato problemi alla gente?

Sembra infatti che proprio questo sia avvenuto grazie alla “merry band” (Geithner Summers e Bernanke) così definita da The Nation.

Perché il settore bancario ha ricevuto un trattamento di miglior favore rispetto a quello più duro del settore automobilistico? In realtà questa Amministrazione è succube di Wall Street che non tollera alcuna regolamentazione internazionale, come pure sollecitato dagli Europei e il rischio che tutto cambi perché tutto rimanga come prima appare alquanto elevato, così come l’incertezza di quanti assets tossici vi siano ancora in circolazione.

Di segno opposto è la critica del Washington Post secondo il quale è l’immissione stessa di denaro pubblico il problema, dal momento che ancora non si sono quantificati gli assets tossici né esistono risultati ed indici sicuri di efficacia di tali misure di intervento.

Nel frattempo, è cominciata la battaglia per la riforma sanitaria: in sintesi, estendere la copertura per milioni di americani che ne sono sprovvisti, ridurre il carico fiscale per i lavoratori, aumentare il prelievo per la popolazione più ricca trovando risorse per l’istruzione e l’energia. Le opposizioni, politiche e di lobbies sono enormi ma, a prescindere da questo, appaiono molto incerti i capitoli di spesa su cui Obama vuole intervenire per reperire risorse mediante tagli.

[Fonti: 01 | 02 | 03]

RUSSIA

La tradizionale parata del 9 maggio a Mosca ci mostra un Paese che, solo in parte per fuggire dai problemi presenti e contingenti, riscrive la propria storia ed il proprio passato secondo un percorso di ineluttabilità verso la sua condizione di superpotenza.

Oltre all’esibizione militare, la più imponente dall’era sovietica, si coglie una rivisitazione in base alla quale la Russia solo avrebbe sconfitto i nazisti, grazie alle capacità manageriali ante litteram di Stalin…

Nel frattempo la popolazione è pronta a riprendere dal 2012 Putin come “nuovo” presidente, benché, di fatto, da quella carica non si sia mai allontanato: probabile per Medvedev lo scranno di Presidente della Corte Costituzionale Russa.

[Fonte: 01]

EUROPA ORIENTALE

La caduta del PIL, in un’area che va dal Baltico al Montenegro escludendo la Russia, sarà fra il 4,1% e il 5,4% secondo le previsioni del FMI e della Banca Europea degli Investimenti.

Vi sono comunque alcuni aspetti da rilevare. Il primo è che un’azione ben coordinata fra Governi ed Istituzioni Internazionali ha impedito alla speculazione di bruciare capitali e risparmi. In secondo luogo, i paradigmi del Trattato (deficit/PIL e debito/PIL) sono stati considerati in modo realistico ed adattato alle necessità dei singoli.

Un terzo intervento è stato rivolto da Organismi, quali la Banca Europea Investimenti a supportare le banche occidentali affinché non abbandonassero i Paesi dell’area: in tal senso vanno interpretati i 432 mln di euro percepiti da Unicredit da BEI.

La preoccupazione più grande si sposta nell’aerea baltica, dove la contrazione del PIL è del 12,6% in Lituania, del 15,6% in Estonia e del 18% in Lettonia.

Basterà una politica di lacrime e sangue verso i lavoratori ed una lotta senza quartiere agli sprechi? La rivolta dei ceti medi potrebbe favorire l’affermazione di populismi alla Berlusconi?

[Fonte: 01]

EUROPA BALCANICA

La crisi durerà fino al 2011; difficoltà nella restituzione dei prestiti e aumento del tasso di povertà e di esclusione sociale; disoccupazione a lungo termine in aumento.

Croazia – Si prevede una forte recessione nel 2009 con contrazione del PIL e dei consumi, ed un tasso di disoccupazione al 15%. E’ prevista un’ondata di scioperi a partire dal pubblico impiego per il quale si sta valutando il ricorso alla precettazione. La popolarità del governo è in calo e si rischia di accorpare amministrative e politiche.

Serbia – Il sistema economico ha messo a disposizione altra liquidità per le imprese, riducendo i tassi di interesse per i prestiti in valuta estera. In materia fiscale, si prevedono altri tagli e facilitazioni. Il Paese ha ottenuto un prestito di 250 mln dalla BEI soprattutto per le PMI. Il problema però sarà operare tagli alle finanze per 350 milioni di euro su un bilancio di 6,08 mld di euro: quali settori dovranno essere penalizzati?

Albania – Il governo albanese avrebbe pensato di realizzare una centrale nucleare di 1500 megawatt vicino a Scutari: il progetto si avvarrebbe degli appoggi croati ed italiani. La notizia ha destato fortissimo risentimento nella popolazione locale tanto che il Premier Berisha ha cercato goffamente di negare ciò che invece è stato ripreso da vari media internazionali. Altro punto è il carbone: l’italiana ENEL costruirà due centrali a carbone di 800 megawatt ciascuna vicino a Durazzo, e il progetto sarà operativo dal 2014. A Valona invece gli italiani saranno presenti con una termocentrale e terminal per prodotti petroliferi, anche qui nella noncuranza delle ragioni di coloro che si sono opposti per ragioni di carattere ambientale.

[Fonti: 01 | 02]

EUROPA OCCIDENTALE

Sarkozy dichiara apertamente di essere contro l’ingresso della Turchia in Europa, vede invece come progetto la creazione di uno o più spazi comuni in grado di includere anche la Russia che deve considerarsi un partner e non un nemico della UE. Non v’è dubbio che l’ingresso della Turchia andrà ad alterare gli equilibri dell’Unione Europea: nel 2050 i demografi prevedono che il Paese raggiungerà i 100 milioni di abitanti, mentre quella della Germania si ridurrà dagli attuali 82,8 mln a 76,7 mln.

La ragione di tanto accanimento consiste nel fatto che un eventuale ingresso della Turchia sposterebbe i lucrosi aiuti statali dagli agricoltori francesi a quelli turchi. Ma può l’UE tracciare i propri confini una volta e per sempre? A giudizio del FT, e modestamente di chi scrive, no, specie con un paese come la Turchia il cui approdo verso paesi più dichiaratamente islamici sarebbe troppo pericoloso.

[Fonte: 01]

VATICANO

La visita del Papa in Terra Santa è stata oggetto di particolare attenzione. In Giordania, dove vi è annualmente un consistente flusso turistico di pellegrini, si sono evidenziati gli aspetti più in grado di unire le due fedi (musulmana e cattolica) che di dividere, e ciò sotto il diretto impulso della Famiglia Reale Giordana.

In Israele il viaggio è stato sicuramente più difficile, dato che non è mai venuta meno al diffidenza verso i cattolici che considerano gli Ebrei deicidi, nonostante tutte le professioni di scusa già a suo tempo avanzate da Giovanni Paolo II.

[Fonte: 01]

ITALIA

A livello internazionale sono espresse forti critiche sull’operato del Governo italiano che blocca imbarcazioni cariche di disperati, impedendo loro di arrivare nel territorio italiano. Questo per Berlusconi è un grave problema, dovendosi barcamenare, secondo la stampa straniera, fra l’esigenza di non disperdere i voti sul fianco destro e dall’altra di non scontentare, oltre una certa misura, il Vaticano.

[Fonte: 01]


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