Rassegna stampa internazionale /017

EarthSPECIALE – RICOSTRUIRE IL SISTEMA BANCARIO (economist.com May 16th 2009)

Lo sporco segreto dell’epoca d’oro della finanza era l’estrema facilità con cui si potevano fare soldi.

Il flusso di denaro sembrava inesauribile e le banche potevano espandersi senza alcun ritegno. La domanda, ugualmente, era sempre alla ricerca di prodotti nuovi e capaci di moltiplicare ricchezza: da lì la creazione di quegli assets basati sui derivati e altre diavolerie matematiche, di pura speculazione finanziaria sganciata da qualsiasi riferimento con la realtà.

Il conto è stato presentato purtroppo a tutti e ora occorre vedere da dove e in quale modo si possa ripartire. Escluso il ritorno all’esatta situazione di prima, si pongono innanzitutto due problemi.

Il primo è quanto a lungo i Governi rimarranno coinvolti nella diretta partecipazione al capitale, il secondo quali distorsioni provoca tale situazione.

Sul primo punto, la presenza del Governo nel capitale sarà necessaria fintantoché la fiducia nella credibilità e nella tenuta del sistema non diverrà solida; sul secondo, è vero che la concorrenza di per sé è distorta dall’intervento pubblico, ma l’importante è stabilire regole e tempi certi affinché tale situazione sia la più limitata possibile nel tempo: da qui l’esigenza di affrontare rapidamente il problema delle nuove regole a cui il sistema deve attenersi.

Fra queste innanzitutto, ci deve essere quella per cui il management non debba più valutarsi su un arco di tempo troppo breve, concausa questa che spingeva letteralmente verso azzardi di ogni tipo pur di ingraziarsi gli azionisti e staccare laute stock options per i managers stessi.

Altra regola dovrà essere quella di incentivare la ricerca, all’interno delle stesse banche, di tutto ciò che possa, in un’ottica customer oriented, individuare tutto ciò che sia valore aggiunto per il cliente.

E’ un capovolgimento totale rispetto alla logica self oriented, per la quale l’interesse della banca valeva più di qualsiasi altra cosa: i managers dovranno concentrarsi sui vantaggi competitivi della propria organizzazione piuttosto che emulare i concorrenti ricorrendo ai mezzi più discutibili.

I boards delle banche dovranno implementare sistemi di controllo più severi sia per la qualità del credito erogato sia sul proprio personale: segnaliamo il metodo “wow” worst of the worst, puntare alla configurazione di scenari catastrofici per individuare a ritroso catene più funzionali di responsabilità.

Altra regola sarà quella di evitare ogni confusione fra banche dedite al credito al consumo dalle banche di investimento: funzioni separate per evitare confusioni nei bilanci e sorprese con assets più o meno tossici.

I risparmiatori dovranno considerare inevitabile l’impossibilità di alti tassi di interesse per il loro capitale depositato, ma questo dovrà essere scambiato con maggior sicurezza e trasparenza nella gestione.

La strada è ancora in salita, soprattutto perché a dispetto di previsioni e speranze, i segnali di ripresa tardano ad arrivare: maggiore sarà il coinvolgimento dei cittadini con prelievi fiscali finalizzati a far ripartire il sistema, più elevato sarà il tasso politico del dibattito sull’allocazione del risparmio acquisito e gestito. Temi nuovi si preannunciano nei confronti elettorali e più aspri saranno i contenuti e i toni, inevitabilmente.


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