Rassegna stampa internazionale /019

EarthCINA

Abbiamo detto della capacità del Partito Comunista di esercitare controllo sulla popolazione, affinché determinate ricorrenze (vedi Tien an Men) possano scivolare via nell’oblio.

E’ vero, ma nondimeno più forte preoccupazione sembrano destare fatti quali quello di una ragazza di 24 anni, Deng Yujiao, che ha ucciso un ufficiale di polizia per legittima difesa dal momento che questi la molestava sessualmente.

Presso gli internauti è scattata una mobilitazione, capace di arrivare alle piazze, prontamente stroncata dalle Autorità che hanno rilasciato – caso assolutamente eccezionale in Cina – la ragazza; le accuse nei suoi confronti sono state derubricate da omicidio volontario in eccesso colposo di legittima difesa: potenza della Rete, dunque… una volta tanto.

INDIA

Dopo le elezioni, tutti a domandarsi quale sarà la politica estera dell’India. La risposta è molto semplice, essa è estremamente connessa coi problemi di ordine interno del Paese in cui 230 milioni di persone sono coinvolte nella morte per fame, malnutrizione e/o vita al di sotto della soglia di povertà. Le riforme si rendono indispensabili, grazie anche al fatto che il Partito del Congresso ha acquisito una solida maggioranza che consentirà di governare senza l’apporto dei comunisti.

Il Paese col quale i rapporti diverranno difficili sicuramente, alla lunga, sarà la Cina che sta cercando di piazzare avamposti in tutto l’Oceano Indiano per “ingabbiare” il colosso indiano: la situazione del Pakistan diverrà più chiara solo se l’esercito all’interno riuscirà a prevalere definitivamente sul movimento talebani e ad inserirsi in un più compiuto ordine internazionale.

MEDIO ORIENTE

Parliamo oggi dell’Iran e delle sue prossime elezioni presidenziali. Da una parte Ahmadinejad e i suoi ultra conservatori che attingono nelle aree più povere del paese: il potere in questi anni è poggiato sugli immensi ricavi garantiti dai prezzi del petrolio e dalla facilità con cui una spesa pubblica, per lo più parassitaria ed improduttiva, è stata impiegata per acquisire consenso fra la popolazione.

I contendenti più accreditati sono Husein Mousavi che punta su un maggior pragmatismo sia in politica estera (il suo slogan contro Ahmadinejad è “Il popolo non ti ha dato il potere di rovinarlo”) sia in economia. Quest’ultimo tema è quello poi esaltato dall’altro contendente Mehdi Karroubi che ha trascinato dietro di sé un pool di esperti per combattere il problema, a suo giudizio, più grave cioè un’inflazione che galoppa al 25% annuo.

AMERICA MERIDIONALE

Lo sguardo oggi sul Brasile, il Paese potenzialmente più ricco del mondo per materie prime eppure assillato da un gravissimo problema, la qualità del suo sistema scolastico ed educativo. Il 45% della popolazione ha appena un anno di scolarizzazione, e nelle materie scientifiche, secondo gli standard internazionali il Paese è negli ultimissimi posti delle classifiche.

C’è un retaggio storico dietro questa situazione: già quando era colonia portoghese l’istruzione non era molto diffusa nemmeno nelle elites, i libri stampati arrivarono solo nel secolo scorso. Oggi il Paese spende molto nelle Università ma non a sufficienza perché i quattro quinti dei bambini imparino a leggere e scrivere.

Nonostante gli sforzi del presidente Lula siano stati enormi e, in certa misura molto concreti con indubbi vantaggi e miglioramenti, ci sono ancora piaghe irrisolte: il forte astensionismo degli insegnanti ed il fatto che molti ragazzi ripetano il medesimo anno scolastico per anni ed anni senza alcuna utilità. Non mancano esempi di eccellenza nelle scuole dell’obbligo ed in quelle superiori ma una maggior rigore sembra indispensabile, anche nei confronti del potente sindacato degli insegnanti.

USA

L’Amministrazione Bush, con l’intento di riportare il rispetto verso gli USA da parte di un mondo arabo ritenuto, in maniera pregiudizialmente ideologica, come intento a combattere i valori occidentali, ha finito col coalizzare in un sentimento anti americano tutta la popolazione del mondo arabo, senza distinzione di età e classe sociale. Quando le famose armi di distruzione di massa in Iraq non furono più trovate, si diffuse il convincimento che gli USA avessero voluto solo imporre la propria egemonia, militare e culturale, sull’intera regione.

La necessità di prendere gli Arabi sul serio muove dall’esigenza di invertire strategicamente il corso delle relazioni diplomatiche. Bisogna riprendere confidenza con sia con l’elite sia con la middle class araba in modo particolare, perché con essa si gioca quella guerra delle idee capace di isolare il fondamentalismo islamico. Il compito è arduo perché, nel mondo arabo, dopo la disfatta egiziana di Nasser nel 1967 contro Israele, i media sono sotto il ferreo controllo dello stato: in questo senso, l’opera di Al Jazeera sarà fondamentale per consentire l’esercizio di un diritto di critica pressoché inesistente nel mondo arabo: naturalmente occorrerà evitare gli errori dell’Amministrazione Bush che invadeva la linea editoriale dell’emittente cercando di vietare la diffusione dei messaggi di bin Laden.

Negli Arabi si è maturata la convinzione di essere disprezzati dagli Occidentali: occorre invece riconoscere rispetto verso una cultura differente, senza alcun senso di superiorità malcelata ma semplicemente ascoltando con attenzione.

Quali sono i compiti che attendono Obama nell’area mediorientale ?

In primo luogo, deve persuadere Palestinesi ed Israeliani a vivere fianco a fianco in due stati; deve poi lasciare un Iraq pacificato con un regime accettabile; non può fare a meno di riconoscere all’Iran un ruolo di potenza egemone nella regione; infine deve perseguire la tradizionale politica di difesa dei diritti umani senza mostrare disprezzo e senso di superiorità verso i Paesi più arretrati, aiutandoli invece ad evolvere. Certo non può demandare la risoluzione dei conflitti esistenti alla preventiva soluzione dell’enigma iraniano, poiché significherebbe condannarsi ad anni di immobilismo.

[Fonte: 01]

RUSSIA

La Russia versa in una crisi economica grave. Quando il prezzo del petrolio al barile, viaggiava oltre i 100 dollari, il tasso di crescita del PIL era nell’ordine dell’8% annuo; da quando è rientrato al di sotto dei 50 dollari, l’economia si è ridotta ad un tasso progressivo del 9% annuo. Si è riscoperta dunque un’economia molto debole, troppo dipendente da gas e petrolio, dove pochi, a conti fatti, sono stati gli investimenti diretti dall’estero: il quadro poi si è ulteriormente complicato dalla rapida ascesa dell’inflazione, tornata al 15%, e l’endemica corruzione sempre presente ad ogni livello della Pubblica Amministrazione incapace di adottare progetti validi ed alternativi allo sfruttamento delle risorse naturali. Nemmeno molto gradita è in Occidente l’interferenza in ogni attività economica dello Stato e delle Autorità Locali.

Ciò non significa che il potere di Putin sia compromesso né che le riserve economiche ( pari a 380 miliardi di dollari ) siano insufficienti a fronteggiare la crisi, tuttavia un cambio di rotta è avvertito urgentemente .

EUROPA BALCANICA

L’integrazione della comunità serba in Kossovo rimane un problema fondamentale per la stabilità della regione. Esiste uno scollamento vistoso fra l’indirizzo politico adottato da Belgrado di osteggiare le istituzioni kossovare, con quello più pragmatico dei serbi ivi residenti che partecipano alla vita politica del territorio per salvaguardare i propri interessi. Tale impostazione si è rivelata perdente: oggi l’approccio più condiviso è quello di favorire tale partecipazione rendendo trasparenti, agli occhi delle Autorità kossovare, i legami tecnici e finanziarie fa cittadini serbi residenti e autorità serbe.

In Macedonia entrerà in vigore la cd, Legge della Lustrazione, in base alla quale politici e funzionari giureranno,prima di entrare nell’esercizio delle proprie competenze, di non aver avuto legami col passato regime comunista e di non avervi mai avuto qualsiasi coinvolgimento attivo.

L’iniziativa ha suscitato molte contestazioni e preoccupazioni, soprattutto perché, come in altri Paesi dell’ex area comunista, i processi di transizione non sono sempre chiari e definiti.

[Fonti: 01 | 02]

EUROPA OCCIDENTALE

Questa settimana vogliamo parlare della Gran Bretagna e della crisi del Labour Party.
Alle recenti elezioni amministrative, è arrivato quarto dietro Conservatori, Liberali e, soprattutto, dietro al British National Party di estrema destra, xenofobo ed antieuropeista.

Gli scandali e la crisi economica finanziaria hanno minato la credibilità di Gordon Brown. Si potrebbe affacciare un nuovo leader in persona di Alan Johnson, attuale ministro della sanità.

E’ vero che saremmo di fronte al terzo Primo Ministro laburista dopo Blair e Brown, ma potrebbe anche non essere un azzardo visto i clamorosi risultati ottenuti alle amministrative che hanno fatto crollare il consenso facendo del Labour il terzo partito; e, tutto sommato, considerato che il carisma di David Cameron fra i Tories non sembra ancora quello di un vero leader.


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2 pensieri su “Rassegna stampa internazionale /019

  1. Alberto

    Non sarebbe possibile spezzare in post più brevi?
    Trovo sempre utile ed interessante la lettura della rassegna stampa di ED ma è decisamente fuori misura rispetto alle mie classiche letture via web 😉

    Rispondi
  2. Giorgio Zanetti

    Grazie Alberto innanzitutto per lo spunto di riflessione.

    La tua osservazione è giusta e condivisibile, della questione ne avevo già parlato anche con Edmond. In effetti il lavoro prodotto è tanto, interessante, non merita tagli, ma il numero di parole supera decisamente la media degli altri post.

    E’ uno dei motivi per cui in home page e sul feed pubblico solo la parte iniziale dell’articolo, lasciando agli interessati la possibilità di completarlo con il “Continua a leggere…”.

    Dell’ipotesi spezzatino (la chiamo così per comodità, anche se suona male), quello che mi lascia perplesso sono gli effetti collaterali.

    Provo a spiegarmi, perché senza volere hai toccato un punto importante su cui rifletto già da un po’.

    Prima dell’avvento dei social network di ultima generazione, qui pubblicavo tanto materiale: video, link ad articoli interessanti visti su altri blog, e talvolta sfoghi e stati d’animo.

    Ora la maggior parte degli spunti finisce su Facebook. Nonostante i lettori del blog in assoluto siano maggiori di quelli che ho su FB, là trovo un audience più partecipativa e bendisposta al cazzeggio puro.

    Zanblog è cambiato: prima pubblicavo minimo un post al giorno scritto da me, ora di media uno o due alla settimana.

    Questo non è mai stato un vero e proprio blog multi-autore, ma un blog personale (non è un caso che il nome completo sia “Zanblog.it di Giorgio Zanetti”), arricchito del contributo di cari amici; una casa privata aperta agli amici, dove ero io a svolgere gran parte del lavoro: apparecchiavo, cucinavo e servivo al tavolo, e gli amici mi davano una mano.

    Ora mi sento un po’ come se me ne stessi seduto comodo e gli altri facessero gran parte del lavoro al posto mio. A dirla tutta non è carino da padrone di casa 😉

    Spezzare la rubrica di ED in tre/quattro parti non farebbe che accentuare questo mio disagio che, è bene sottolinearlo per evitare fraintendimenti, non è dettato da gelosie e voglia di restare solo. Sono contento delle rubriche, mi piacciono e ci tengo assolutamente che proseguano 🙂

    Il problema è mio: ho le idee confuse da un po’ troppo tempo e ovviamente anche il blog ne risente.

    Comunque ancora grazie, chissà che la discussione aperta dal tuo commento non aiuti a dipanare la matassa 😉

    PS: ironia involontaria, dopo la pubblicazione, noto che in quanto a lunghezza il mio commento è assolutamente a tema con la tua osservazione 🙂

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