Rassegna stampa internazionale /020

EarthECONOMIA

Il deficit che gli USA stanno accumulando, rispetto al loro PIL, sta diventando, oltre che economico, anche un problema di ordine psicologico. I tassi di interesse sul lungo termine sono aumentati di molto e l’addensarsi della questione relativa alla copertura sanitaria e previdenziale universale per tutti i cittadini è usata dai repubblicani come grimaldello contro Obama e i democratici.

Il problema del debito pubblico taglia trasversalmente tutto l’Occidente, a prescindere dal colore dei vari Governi. Nel breve periodo iniettare liquidità è doveroso, ma poi fin dove spingersi?

L’unica cosa certa è che mai, come dopo questa crisi, la questione della finanza pubblica ha assunto un rilievo politico: ciò che richiede scelte chiare ed esplicitate e luoghi dove il consenso, o il dissenso, si possa formalizzare dal maggior numero di cittadini consapevoli ed informati.

Da una tribuna insolita quale Vanity Fair, il premio Nobel Stiglitz ci ammonisce sugli effetti di questa crisi. Secondo il grande economista, le conseguenze di questo capitalismo così ormai discreditato saranno enormi in futuro. Siamo lontani anni luce da quando, dopo la caduta del Muro di Berlino, si proclamava la fine della storia con un’umanità destinata a seguire all’unisono le leggi del mercato e, in particolare, del capitalismo americano trionfante sul comunismo.

Oggi le parole magiche propalate dai fondamentalisti del libero mercato ad ogni crisi – privatizzazione, liberalizzazione dei mercati, tagli sulla spesa pubblica – suonano come ridicole ed ipocrite, soprattutto perché hanno tentato di occultare una realtà di sfruttamento nota a tutti e comune, se si vuole rintracciare un parallelo storico, al colonialismo del XIX secolo.

Ci si deve assolutamente porre domande per un’economia a crescita sostenibile, con un’interdipendenza maggiore ed un insieme di valori realmente condivisi dal maggior numero di paesi: senza questo presupposto pre–economico, le crisi difficilmente verranno superate e le stesse democrazie saranno a rischio.

[Fonti: 01 | 02 | 03]

ASIA

Questa settimana si ritorna a parlare dell’importanza strategica dell’Oceano Indiano, scomodando addirittura il teorico americano della supremazia nei mari, Alfred Thayer Mahan, attribuendogli una frase, da lui mai pronunciata, secondo la quale chi riesca ad assumere il controllo dell’Oceano Indiano nel 21° secolo dominerà il mondo.

Ben difficilmente assisteremo ad uno scontro diretto fra India e Cina, benché quest’ultima, come già avevamo evidenziato in un numero precedente, stia attuando una pesante politica di contenimento verso l’India.

Gli Usa potrebbero ancora giocare un ruolo decisivo di equilibrio nell’area, soprattutto in funzione di quelle minacce più concrete portate dai pirati somali, dalla Corea del Nord e dai trafficanti di armi e droga legati con al Qaeda.

MEDIO ORIENTE

Sono tutte in divenire le relazioni fra Israele e Usa . Prima delle elezioni iraniane, di cui parleremo prossimamente, gli USA erano propensi ad alzare la voce contro lo storico alleato soprattutto per farlo recedere dalla politica degli insediamenti nei territori arabi.

In Israele Tzipi LIvni, leader di Kadima, propugna la tesi filo americana dei due popoli due stati rifiutandosi di entrare in una grande coalizione con un governo a guida Netanyahu. Dopo quanto accaduto in Iran, gli equilibri potrebbero capovolgersi.

AFRICA

Spaventosa sempre la situazione nel Sudan. Si fronteggiano due fazioni, a nord quella musulmana e a sud quella di ispirazione cristiana. Il Sud aspira all’indipendenza chiedendo il rispetto degli accordi siglati nel 2005 col Governo di Karthoum il quale però spesso e volentieri li ha violati soprattutto nella delimitazione dei confini della nuova entità statale che prenderebbe non poche delle riserve petrolifere del Paese.

Occorre però ricordare che nel sud esiste sempre un’emergenza umanitaria la cui responsabilità va ascritta in buona parte alla classe dirigente che ha convertito i fondi per gli aiuti umanitari in stipendi per le forze armate e stanziamenti per l’acquisto di nuove armi.

USA

Ci soffermiamo questa settimana sul sistema scolastico americano le cui performance, fino alle scuole medie e medie superiori, sono di gran lunga sotto l’eccellenza degli standard internazionali raggiunti dai ragazzi dell’area asiatica. Questi ultimi studiano nettamente di più, e tutto sommato, anche in altri Paesi europei, a parte l’Italia, il numero di ore dedicato allo studio non è poco.

Si pensa dunque di introdurre le “charter schools” con un impegno sicuramente maggiore per i ragazzi in termini sia di ore che di qualità dell’insegnamento: il primo monitoraggio avverrò fra qualche mese a Newark e di questo parleremo ancora.

AREA BALCANICA

Secondo i dati pubblicati dal quotidiano sarajevese Dnevni Avaz sarebbero più di 40 i bosniaco-erzegovesi, in possesso anche della cittadinanza croata, che negli ultimi anni sono stati indagati o condannati in Bosnia e che sono fuggiti in Croazia. Il numero crescente di criminali che sfuggono al carcere rifugiandosi in un altro Paese è diventato un problema, per le repubbliche nate dopo la fine dell’ex Jugoslavia.

Alcuni paesi addirittura, come la Bosnia Erzegovina, prevedono con le loro leggi che una persona con doppia cittadinanza che ha commesso un crimine in un altro Stato possa scontare la pena in Bosnia solo se ne da il consenso… In sostanza se ci si procura una tripla cittadinanza si possono commettere crimini in due stati e rifugiarsi poi in un terzo senza scontare alcunché.

Riporto anche qualche stralcio dell’interessante intervista rilasciata dal più noto giornalista romeno Cristian Tudor Popescu: descrive un paese, il suo la Romania, come completamente de–ideologizzato, all’insegna di un trasformismo per cui domani si può essere tranquillamente l’opposto di ciò che si è stati fino a ieri, senza destare alcuno scandalo nell’opinione pubblica che accetta questo come nulla fosse.

Triste è l’immagine che dà dei media romeni, il cui unico obiettivo è fare audience a scapito di qualunque informazione corretta. Unico dato positivo sembra essere la percezione dell’irreversibilità del metodo democratico nel paese, dove l’attuale presidente Basescu ha ottime chance di essere rieletto per un altro mandato.

[Fonti: 01 | 02]


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