Rassegna stampa internazionale /021

EarthECONOMIA

Secondo il banchiere italiano Bini Smaghi, membro del board della BCE, l’UE sta sprecando una grande opportunità nel garantire la sua stabilità futura. Sta lentamente scemando la volontà di apportare riforme serie, di ordine strutturale e tali da garantire pieni poteri alle autorità comunitarie su quelle nazionali. Ci sono spinte nazionalistiche molto forti volte a garantire lo status quo, e questo fa perdere terreno all’UE rispetto agli USA.

Come procede la situazione nel resto del mondo, specie nei paesi BRIC (acronimo di Brasile, Russia, India e Cina)? Questi Paesi si sono incontrati in un recente vertice a Yekaterinenburg e la vera rilevanza è data dall’ordine del giorno dei temi in discussione: riforma del FMI, eventuale dismissione del dollaro come valuta di riserva. Le economie di questi paesi si stanno riprendendo e lasciano alla crisi un connotato puramente occidentale, con l’unica eccezione della Russia.

Cosa c’è dunque alla base di questo miracolo? A ben guardare economie diversificate all’interno, produttori di diverse dimensioni specializzati nel proprio campo ed internazionalizzati e, soprattutto, un’opposta gestione della finanza pubblica rispetto al fondamentalismo predicato per tanti anni dal FMI (tagli di spesa, privatizzazioni ecc.) poiché il Governo interviene pesantemente nell’economia a sostegno delle proprie aziende.

La crisi economica infine stimola soluzioni fra le più fantasiose, specie nelle aziende che hanno lavoratori altamente specializzati e difficilmente rimpiazzabili. È il caso della British Airways che ha proposto ai lavoratori, per sopravvivere, settimane di lavoro senza retribuzione in cambio della difesa dei posti di lavoro; o delle aziende Marcegaglia in cui i lavoratori sono mantenuti egualmente al lavoro, nonostante ordinativi calati di oltre il 30%, compensando giornate attuali di inattività con gli straordinari possibili a verificarsi nei periodi di punta.

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ASIA

L’omosessualità è stata decriminalizzata in Cina solo due anni fa e oggi si contano decine di milioni di persone che cercano contatti, creano networks specie nelle grandi città. Attenzione: non tutto fila liscio, specie nelle aree rurali ed interne dove la propaganda di partito per la famiglia tradizionale a nascite controllate fa ancora oggi un’enorme presa, ma comincia essere notata una maggiore tolleranza dalle Autorità.

A controbilanciare tale situazione, il Governo cinese è intervenuto su Google per limitare ai più di 300 milioni di utenti ricerche multiple su siti stranieri. La scusa è vietare l’accesso a siti pornografici, in realtà si vuole che gli utenti applichino il software della censura realizzato dalle Autorità, nell’utilizzo quotidiano della Rete.

Altra violenza quella perpetrata in un paese come l’Australia nei confronti di appartenenti alle comunità indiane: si tratta di veri episodi di razzismo che con molto imbarazzo il Governo australiano sta cercando di minimizzare al rango di violenza urbana, propria delle grandi città.

Infine uno sguardo alla Corea del Nord. La tirannia della famiglia Kim potrebbe proseguire ancora, dopo aver messo alla fame più del 20% della popolazione. I legami con altri regimi di terrore come nel Myanmar sono stretti e la manodopera viene inviata, come fossero antichi schiavi, in altri paesi nei quali ogni contatto è accuratamente evitato: solo dissidi interni alla famiglia “reale” potrebbero condurre il paese ad una svolta.

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MEDIO ORIENTE

Dominano le analisi sull’Iran. Si tratta di un Paese che ha conosciuto in passato la brutale presenza imperialista e coloniale dell’Occidente, fino all’epoca della rivoluzione khomeinista. Da allora il potere si è diviso fra un’oligarchia teocratica dominata dalla Guida Suprema (oggi Alì Khamenei) che ha il controllo diretto delle forze armate, dei media, dell’apparato religioso dei Guardiani della Rivoluzione e delle scelte strategiche per il Paese (es. la scelta del nucleare, indirizzi di politica estera); e il Presidente che si occupa invece degli aspetti più operativi di politica economica.

Da questo punto di vista, l’azione di Ahmadinejad è stata fallimentare con un tasso di disoccupazione a due cifre piene. Il sostegno alla sua azione arriva solo dalle classi più povere del paese che traggono vantaggio dalla sua politica assistenzialista e poco produttiva di reinvestire i proventi petroliferi.

D’altro canto con Moussavi, si schiera la classe media che vuole riforme economiche ed infrastrutture più efficienti: il problema però è che se il conflitto non tocca i fondamenti della Repubblica Islamica, la vittoria di Khamenei e di Ahmadinejad sarà scontata, a costo di introdurre una brutale legge marziale applicata dai Pasdaran. In caso contrario, lo scenario è assolutamente imprevedibile tenuto conto che Moussavi sta incitando alla rivolta “contro bugiardi e imbroglioni…” la gioventù iraniana che costituisce il 70% dell’intera popolazione.

La situazione iraniana non poteva non avere riflessi, come più volte abbiamo sostenuto, sulle relazioni fra Israele e Palestina. L’atteggiamento di Netanyahu è quello di manifestare appoggio alla teoria americana de “due popoli due stati”, ma con molti distinguo: la politica degli insediamenti coloniali non arretra di un millimetro, riconoscimento di Israele come stato ebraico e di Gerusalemme come sua capitale indivisibile; infine lo Stato Palestinese dovrà essere completamente disarmato. Ognuno può capire che su queste basi non si potrà andare molto lontano…

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AFRICA

Parliamo del Kenya e non per la sua meravigliosa natura ed i suoi famosi safari, bensì per la situazione sconcertante per cui il linciaggio sta divenendo la forma più usuale di fare e farsi giustizia. Ciò accade non solo nelle campagne, ma anche nelle città e per le situazioni più disparate: dal furto di cellulari in pieno giorno alla persecuzione nei confronti di donne accusate di stregoneria. Le autorità dicono di avere la situazione sotto controllo ma i dati sembrano smentire tali affermazioni.

Da segnalare l’attentato di estremisti islamici di al Shabaab, legati ad al Qaeda, contro il ministro degli interni somalo Omar Hashi Aden. La Somalia è considerata strategica per i terroristi che controllano il centro ed il sud del Paese e la comunità internazionale deve intervenire prima che il paese diventi un “paradiso” per attività criminali.

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AMERICA MERIDIONALE

Parliamo dell’Argentina che il 28 giugno porterà al voto gli elettori per rinnovare metà della Camera ed un terzo del Senato. La decisione è stata presa dalla coppia presidenziale dei Kirchner il cui indice di popolarità sta precipitando: l’ex presidente riuscirà, secondo i sondaggi, ad essere rieletto con molte difficoltà.

Il Paese, rispetto al Brasile, sembra entrato in una fase di rallentamento economico. La rigida politica fiscale verso gli agricoltori, nazionalizzazioni non sempre adeguatamente giustificate, hanno peggiorato le entrate mentre la disoccupazione si attesta al 17%: servono maggiori liberalizzazioni e, in generale, un rispetto maggiore della legalità.

Maggiore sembra il fallimento della politica interna venezuelana: inflazione vicina al 30%, potere di acquisto dei salari in picchiata, un costo media della vita sempre più in aumento: solo il ritorno del prezzo del greggio a 90 dollari al barile potrebbe rimettere in carreggiata la situazione, destinata di per sé a produrre gravi ripercussioni.

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USA

Quella di Obama è una falsa riforma finanziaria: non ci sono state forze veloci ed incontrollate del 21° secolo che hanno spazzato via i modelli del secolo precedente, ma solo l’avidità di banchieri che hanno incoraggiato il progressivo smantellamento di regole già esistenti. Oggi conferire ancora più poteri alla Federal Riserve sul sistema bancario e finanziario è come mettere una volpe alla guardia di un pollaio, peraltro circondato da un alone di misticismo e rispetto fondato nient’altro che sull’ignoranza della gente che però ha diritto di sapere.

Qualcosa non torna nemmeno nei rapporti fra il Governo Federale e i singoli Stati che temono l’utilizzo dei fondi messi a disposizione, sia perché forieri di una possibile perdita di autonomia sia perché poco convinti che possano generare nuovi posti di lavoro reali.

Ci sono altri fondi il cui impiego non è affatto chiaro: si pensi al rinnovamento dell’infrastruttura ferroviaria per la quale ci sono 500 miliardi di dollari virtuali, perché nessuno sa da dove potrebbero saltare fuori a tacere poi delle divergenze sulla destinazione degli stessi qualora ci fossero: potenziamento delle aree metropolitane, creazione di un sistema di Alta velocità, intermodalità o altro.

Uniche note positive per Obama provengono, paradossalmente, dalla sua ex acerrima nemica Hillary Clinton. Ha saputo delegare a persone capaci la gestione day by day della politica estera, ha migliorato i rapporti col Pentagono riuscendo a diminuirne la presa sul Dipartimento di Stato, ha contribuito a migliorare l’immagine degli USA all’estero e sta portando un aiuto concreto a Obama nel focalizzarsi sulle questioni realmente strategiche.

[Fonti: 01 | 02 | 03 | 04]

RUSSIA

Putin ha deciso che la Russia non entrerà a far parte del WTO, ponendo fine ad una pluriennale schermaglia diplomatica fatta di annunci e rinvii. Per la Russia, in termini pratici, non ci sono aggravamenti nella sua condizione economica se non, forse, l’occasione mancata di provvedere ad una profonda ristrutturazione della propria economia ancora fortemente centrata su petrolio e gas.

[Fonte: 01]

EUROPA BALCANICA

Alla ribalta la Turchia. Continua il conflitto strisciante fra il Governo Erdogan e le Forze Armate, ree di aver diffuso documenti istiganti a gettare discredito nell’AKP sia nel sostenere lotte nazionaliste contro la Grecia e l’Armenia (in quest’ultimo caso, poi, negando ancora una volta responsabilità della Turchia nel genocidio degli anni ’20 del secolo scorso).

Viene ripresa ancora l’accusa, verso l’AKP, di minare il fondamento secolare dello stato lasciato dal fondatore Ataturk.

Contro tali prese di posizione, l’unica strada percorribile per il Governo è di muoversi in maniera più decisa verso riforme ancor più democratiche di quanto fatto finora.

[Fonte: 01]

EUROPA OCCIDENTALE

L’aumento della disoccupazione metterà a dura prova l’impegno riformista dei governi europei nel ristrutturare il mercato del lavoro. Si parla molto della flexicurity importata dal modello danese: scambiare una maggiore flessibilità occupazionale e di impiego pur di avere una copertura sociale più ampia di fronte ad eventi quali perdita del posto di lavoro e/o di crisi economica.

Si tratta di reimpostare strumenti attualmente tarati su crisi di breve periodo. Ciò sta comportando, rispetto al passato, la compresenza di tre fattori prima sconosciuti: in primo luogo, alcuni paesi hanno chiesto ai propri concittadini l’introduzione di norme che rendano più facili sia le assunzioni sia, soprattutto, i licenziamenti. Ciò che però non sta scongiurando, perdurando tali dimensioni della crisi, un taglio indiscriminato e generalizzato della finanza pubblica che, per garantire tale sicurezza, porterebbe ad avere meno servizi per i cittadini stessi.

Altro aspetto centrale è la coesione sociale che non può essere minata allorché si metta mano ad una riforma del mercato del lavoro: occorre evitare standard differenziati fra chi ha troppe tutele, e presumibilmente non ne vuole perdere alcuna, e chi invece non ne ha affatto (si pensi ai precari).

Il terzo ed ultimo punto è l’aspetto economico: di fronte ad un arretramento del PIL, fino a che punto può spingersi una pressione fiscale per garantire tale copertura ai cittadini, evitando di essere, al contempo, un freno alla ripresa economica dato l’aumento della spesa pubblica che ne deriverebbe?

Da questo punto di vista registriamo anche un interessante dibattito in Gran Bretagna circa la fine di uno dei capisaldi del New Labour, cioè che si dovesse dare per scontato l’incremento costante della spesa pubblica per dimostrare di avere a cuore la sicurezza sociale dei cittadini.

Questo è stato un vero e proprio dogma a parlare male del quale i conservatori hanno perduto ben tre elezioni generali consecutive, tanto che alla fine anche David Cameron ha dovuto ripartire da lì.

La crisi finanziaria globale intervenuta ha rimesso in discussione questo tabù, tanto che alle prossime elezioni diverrà uno dei temi dominanti della campagna elettorale. La vittoria, probabilmente, sarà per chi riuscirà ad umanizzare i tagli nella spesa senza recrudescenze di stampo tatcheriano.

[Fonte: 01]

ITALIA

Berlusconi attacca pesantemente la stampa straniera, affermando che è al servizio dell’opposizione italiana fornendo un quadro cattivo e disonesto delle condizioni del Paese.

Alcuni giornalisti stranieri hanno già denunciato di avere i propri telefoni sotto controllo, altri di essere stati blanditi dall’entourage di Berlusconi per ammorbidire la linea editoriale.

Il FT ad esempio riporta drasticamente che per il 2009 il PIL si contrarrà del 5,3%, il deficit arriverà al 6%, mentre nel 2010 il debito salirà al 120%.

Così come rimane ancora tutta in salita la partita sul recupero della produttività del lavoro, nettamente più bassa che nel resto d’Europa.

[Fonti: 01 | 02]


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