Rassegna stampa internazionale /024

EarthSPECIALE INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE (The Economist June 29th 2009)

L‘invecchiamento della popolazione sta ponendo problemi e prospettive assolutamente sconosciuti nei secoli precedenti. L’età media sul pianeta, oggi attestata a 29 anni, è destinata a salire fino a 38 anni intorno al 2050 allorché la popolazione potrebbe attestarsi sui nove miliardi di abitanti.

Quali fattori stanno producendo una simile situazione?

Il primo motivo è sicuramente collegabile ad un’aspettativa di vita molto più lunga di quanto avvenisse in passato: nel 1900 era di 30 anni di media e di 50 nei paesi più sviluppati, oggi le cifre parlano rispettivamente di 67 e 78 anni. Altra causa è riconducibile al fatto che si generano molti meno figli: su quest’aspetto sicuramente ha inciso il notevole progresso nell’alfabetizzazione delle donne e di una loro maggiore capacità di decidere l’articolazione del proprio tempo fra casa e lavoro. Sono comunque notevolmente migliorate, specie nei paesi più avanzati, le condizioni igienico sanitarie che hanno ridotto di gran lunga malattie un tempo mortali.

Molti economisti sostengono che le economie dei paesi che presentano più alti tassi di invecchiamento sono meno produttive di quelle con un’età media inferiore; non solo, quest’aspetto si rifletterebbe anche in una minore propensione nei consumi essendo le persone più anziane portate a soddisfare bisogni più limitati.

Occorre però verificare ulteriori profili

  1. se l’invecchiamento della popolazione porrà problemi uniformi ovvero se questi assumeranno dimensioni diverse in relazione alle diverse aree geografiche;
  2. quali riflessi potranno esservi nella finanza pubblica dei maggiori paesi in relazione all’invecchiamento della popolazione
  3. quali cambiamenti si produrranno nell’organizzazione delle aziende

In Europa, un quarto delle donne tedesche con quarant’anni di età è già oggi senza figli e, complessivamente, in Europa il tasso di fertilità è sceso rispetto a qualche decennio fa da 3,2 bambini per donna del 1960 all’attuale 1,6. Si potrebbe pensare che tale situazione sia controbilanciata dai paesi più poveri, ma anche qui siamo di fronte ad una sorpresa: il tasso di fertilità è sceso dal 7,2 del 1970 al 2,6 attuale.

In Cina la popolazione raggiungerà il suo picco nel 2030 fino a 1,46 mld di individui per poi calare progressivamente: di converso, gli individui over ’60 saliranno dagli attuali 160 mln ai 320 mln nell’arco di vent’anni…

Vediamo allora come questo si rifletta sulle finanze pubbliche.

La media del PIL destinata dai paesi più ricchi alla previdenza è circa l’8%: se le condizioni attuali non fossero suscettibili di modifica, nel 2050 la percentuale arriverebbe al 15%. Dal 2004 solo il 60% della popolazione compresa fra i 50 ed i 64 è attiva e ognuno può misurare il livello di insostenibilità a cui si arriverebbe se nulla fosse introdotto.

Quale potrà essere lo schema per i prossimi anni? Gli esperti prevedono una combinazione di tre pilastri: previdenza pubblica, destinata a coprire il 30% del fabbisogno, previdenza d’impresa con quote a carico di imprenditore e lavoratore dipendente, e infine previdenza individuale. Sarà quindi definitivamente completato il passaggio dagli schemi previdenziali a prestazioni definite verso quelli a contribuzione definita.

Non di meno il sistema pubblico, sotto il profilo sanitario potrà farsi carico dei costi di malattie connesse ad es. a cattive abitudini alimentari dei soggetti: il tasso di popolazione obesa è enormemente cresciuto in occidente, con problemi di malattie croniche la cui cura dovrà essere posta a carico anche dei pazienti in misura crescente.

Anche nell’organizzazione del lavoro, l’invecchiamento della popolazione porrà problemi. E’ vero che le aziende tendono ad investire maggiormente sui giovani, e che dopo i 50 anni le capacità cognitive iniziano progressivamente a diminuire. Ci sono però comunque altrettanti elementi per valorizzare il personale più anziano.

  1. la loro collocazione anticipata a riposo potrebbe far disperdere patrimoni di conoscenza difficili da ricostruire;
  2. la relativa difficoltà nell’apprendimento è in parte originata dalle stesse aziende che non sono mai state propense ad inserire programmi veri di lifelong–learning;
  3. si è verificato che il prolungamento dell’attività lavorativa tende ad abbassare i tassi di mortalità;
  4. infine, coi tassi demografici sopra ricordati, rimpiazzare il personale anziano con gente più giovane significherebbe raddoppiare gli attuali flussi migratori dai paesi più poveri, ciò che andrebbe ad introdurre costi sociali prima ancora che economici che l’Occidente non è in grado di sostenere: infatti, un’altra tendenza delle società più anziane è la loro minore propensione a impiegare forze in conflitti sia pure a bassa intensità.

Pausa estiva per Edmond Dantes e Rassegna Stampa Internazionale. L’appuntamento tornerà dopo la metà di agosto.


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Un pensiero su “Rassegna stampa internazionale /024

  1. Alberto

    Non mi ero mai informato sulle diamiche globali della crescita/decrescita della popolazione.
    Sapevo che la situazione era complessa ma non immaginavo scenari del genere.
    Per la prima volta devo dire che avrei letto volentieri un analisi più articolata: ovviamente complice anche il fatto che ti leggo nel fine settimana 😉

    Rispondi

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