Rassegna stampa internazionale /028

EarthECONOMIA

Le previsioni economiche di breve termine indicano un rallentamento di quella spirale catastrofica in cui l’economia sembrava essersi avvitata irrimediabilmente. Siamo tornati alla normalità o è un’apparenza di essa? Più verosimile la seconda ipotesi, se osserviamo attentamente la forte ripresa della disoccupazione e il massiccio intervento statale nell’economia che ha evitato guai peggiori.

Tuttavia alcuni sostengono che una ripresa ci sarà, anche se non nell’entità tale da riportare l’economia ai livelli pre–crisi; altri, più pessimisti, sostengono che i tassi di investimento si manterranno molto contenuti, così come i consumi.

Quali strade per i governi? In sintesi:

  1. sostenere la domanda soprattutto incentivando i consumi nei paesi con maggior tasso di risparmio, per far ripartire l’economia negli altri: occorre essere consapevoli che l’intervento statale di salvataggio non può durare a tempo indefinito.
  2. sostenere il commercio e l’innovazione.
  3. contenere la disoccupazione favorendo il passaggio dai vecchi ai nuovi settori, specie nel campo dei servizi

[Fonte: 01]

CINA

Il 60° anniversario della nascita della Repubblica Popolare Cinese è sicuramente un’occasione per riflettere sul ruolo oggigiorno ricoperto da questo immenso paese. C’è una notevole discrasia fra come la dirigenza crede che il Paese debba essere percepito, specie dagli Occidentali, e quelle che sono le azioni poste poi in essere.

E’ vero che all’interno permangono forti squilibri, che la corruzione è elevatissima, che la libertà di pensiero e parola è fortemente conculcata; così come è vero che nelle relazioni internazionali molti nodi (a cominciare da Taiwan) debbono essere ancora risolti.

La proiezione della potenza navale sull’Oceano Indiano potrebbe portare a gravi frizioni con l’India. Tuttavia è innegabile il peso che la Cina dà al mondo sul piano economico e ancor di più quello che potrebbe dare se maggiore fosse il suo coinvolgimento sui temi scottanti del momento, Iran e cambiamento del clima in primis.

Allora, da quale prospettiva giudicare quelle immense parate per il giubileo della Repubblica? Affermazione davanti al mondo di un prossimo sciovinismo militare coerente col peso economico del Paese? Più probabilmente necessità, attraverso sia queste manifestazioni sia mediante una mirata propaganda interna di mantenere costante la presa sull’interno del Paese che è comunque presupposto necessario per affermarsi anche all’estermo.

[Fonte: 01]

ASIA

L’Afghanistan come un nuovo Vietnam? Questo sembra essere l’incubo di Obama che pure ripete “Non ci immergeremo due volte nello stesso fiume”. Eppure, tutti se chiedono se realizzare la strategia di proteggere la popolazione civile non significhi inviare ancora più truppe sul terreno, in attesa che almeno 200 mila afgani siano in grado di esercitare autonomamente il controllo del territorio.

In realtà la differenza col Vietnam è evidente: a quel tempo i Viet erano supportati da Corea del Nord nonché da Cina e URSS, le perdite degli americani, fra mezzi e uomini, incomparabilmente maggiori. Oggi gli USA sono padroni assoluti della forza aerea e i talebani ricevono sostegno, limitato, dal Pakistan. Non di meno occorre però maggior risolutezza nel dare un segnale chiaro e preciso: probabilmente l’opzione Karzai è quella più percorribile e perciò va sostenuta fino in fondo.

[Fonte: 01]

MEDIO ORIENTE

L‘Iran ha uno strano modo di arrivare ai tavoli negoziali. Proclama la sua volontà di cooperazione, di massima apertura a controlli e ispezioni ai propri siti salvo poi omettere che nelle vicinanze della città santa di Qom è in funzione un impianto per l’arricchimento di uranio e plutonio che può servire, sì per scopi civili, ma altrettanto per usi militari alterando equilibri geostrategici dell’intera regione.

Entro la fine dell’anno sono state richieste spiegazioni dettagliate nonché nuove visite degli ispettori ONU. la domanda però è sempre la stessa, che atteggiamento assumeranno Cina e Russia di fronte a prove incontrovertibili sull’uso militare dell’impianto?

[Fonte: 01]

RUSSIA

Chi ha avuto ragione e chi torto nel conflitto fra Georgia e Russia che è costata la vita a 850 persone? Nemmeno l’investigazione affidata ad esperti dell’UE ha permesso di chiarire completamente i fatti.

L’Ossezia del Sud e l’Abkhazia non avevano il diritto di proclamarsi indipendenti dalla Georgia né la Russia aveva le giustificazioni per riconoscerne l’indipendenza; le accuse di crimini di guerra mosse dalla Georgia alla Russia si sono rivelate false. Rimangono immutate le cause del conflitto, la volontà della Russia di affermare la propria influenza sulle antiche repubbliche ex sovietiche e la volontà della Georgia di puntare verso Occidente liberandosi dell’ingombrante vicino. E con esse la possibilità che un nuovo conflitto riemerga con l’UE nel ruolo passivo di spettatore.

[Fonte: 01]

EUROPA

Le elezioni in Germania hanno decretato la fine della Grande Coalizione fra CDU e SPD. I socialdemocratici sono letteralmente crollati, la CDU ha vinto pur riportando il peggior risultato di sempre.

Il vero vincitore è il Partito Liberale di Guido Westerwelle candidato a ricoprire l’incarico di ministro degli esteri nel prossimo gabinetto guidato dalla Merkel. Alcuni commentatori si domandano quale mandato abbia ricevuto dagli elettori questa coalizione: i pareri sono discordi.

E’ stato condannato l’immobilismo di questi anni, ma non c’è nemmeno un mandato pieno ad operare in senso liberista. Dunque i tratti potrebbero essere i seguenti:

  1. progressiva riforma del mercato del lavoro
  2. riduzione graduale del carico fiscale
  3. in politica estera, riequilibrio verso USA, paesi dell’Europa Centro Orientale e meno pro Russia

La vera incognita è la Merkel perché la sua politica attendista ha logorato la SPD adesso, in questa nuova fase, una riproposizione della stessa potrebbe esserle fatale.

Diversa è la situazione in Portogallo. Il leader socialista Socrates ha resistito seppur di poco di fronte ad un alto astensionismo (40%) e ad una dispersione del voto verso gruppi minoritari sia destra sia a sinistra.

Non disponendo di una maggioranza parlamentare ed essendo impossibilitato a formare un governo marcatamente di sinistra (basato su temi quali ritiro dalla Nato, dall’Afghanistan ecc pena la fuga di capitali) ce la farà il premier a fronteggiare una situazione economica con deficit/PIL al 7%, disoccupazione al 9% e debito pubblico in ascesa e PIL in diminuzione?

[Fonti: 01 | 02 | 03]

ITALIA

Nel periodico report Freedom’s House, quanto a libertà di stampa l’Italia si colloca al 73° posto su 195 paesi, appena sopra la Bulgaria.

L’articolo di THE ECONOMIST illustra quali siano gli schieramenti fra media della carta stampata (Repubblica) della radio (canali RAI) e TV (RAI 3) e quali pro governo. Al di là di questo, conclude l’articolo, era dai tempi di Mussolini che non si registrava un’interferenza governativa così pesante (blatant) nel piazzare propri fedeli uomini nei posti chiave dell’informazione.

Sia consentito a chi scrive di puntualizzare che più che una censura diretta v’è più spesso un’autocensura da parte dei giornalisti, consapevoli comunque che talvolta certe sparate sono strumentali per coprire privilegi e finanziamenti pubblici sui quali nessuno vuole far luce. L’unica speranza è che si possa arrivare anche qui alla stessa situazione degli USA dove, essendo entrati i vecchi media in rete, i giornali diventano nella maggioranza dei casi delle onlus che resistono grazie a chi è veramente interessato a sostenerli. Sì ma quando capiterà questo in Italia…?

[Fonte: 01]


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2 pensieri su “Rassegna stampa internazionale /028

  1. Giorgio Zanetti

    Edmond, a proposito del confronto tra giornali italiani che sopravvivono grazie ai finanziamenti pubblici e giornali americani sostenuti dai lettori, è bene ricordare che qui in Italia qualcuno ha avuto il coraggio di cominciare ad agire diversamente.

    Prescindendo dai contenuti editoriali, il Fatto Quotidiano, in un Paese in cui è di moda definirsi liberisti, ha aperto coraggiosamente lanciando una sfida, unica nel suo genere: misurarsi col mercato. Non chiederà e non vorrà beneficiare di finanziamenti pubblici. Inoltre – altro fatto anomalo in Italia, dove i giornali sono controllati da banche e i soliti grandi gruppi finanziari – la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi gli stessi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti.

    Se l’esempio si estendesse e avvenisse con altri giornali e mezzi d’informazione in genere, veramente indipendenti, di diverse aree culturali e politiche, potremmo davvero cominciare a parlare di pluralismo.

    Ciao

    Edit ore 20: mi sono accorto poco fa che, inserendo il post, non avevo inserito l’autore, per cui era rimasto quello di default, cioè io. Mi scuso con Edmond.

    Rispondi
  2. 8@

    grazie
    aspetto ora prossima rassegna ED sulla mancata visita concessa al Dalai da Obama….:-O per capire quanto pesa una scelta del genere sul punto di vista internazionale…

    Rispondi

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