Rassegna stampa internazionale /030

EarthUSA

Le prospettive delle forze NATO in Afghanistan sembrano oggi peggiori di prima. Di fronte al numero di militari occidentali che continuano a morire in quel paese, si stanno smarrendo le ragioni di prorogare la permanenza, mentre le opinioni pubbliche in Occidente premono, se non per un ritiro, per un forte disimpegno. Eppure le ragioni per continuare non mancano. Innanzitutto, un rafforzamento dei Taliban, vicino ad uno stato di per sé pericolosissimo come il Pakistan, creerebbe ancor più instabilità. Secondo, il ritiro dell’Occidente da lì rafforzerebbe i terroristi nella volontà di colpire ancor di più l’Occidente; infine, un ritiro suonerebbe come un tradimento verso quella parte di popolo afghano che, confidando nell’Occidente, si sta progressivamente staccando dai Taliban: questo significherebbe far acquisire nuovi adepti al terrorismo.

Non c’è ancora coerenza e continuità nel lavoro occidentale per proteggere i civili, molto spesso tutto dipende dalla volontà di chi si trova a comandare sul luogo. Molti Afghani non condividono l’idea di creare un governo centralizzato sotto il controllo del Presidente Kharzai, poiché, secondo loro, occorre dare più ampia autonomia ai governi locali capaci di riflettere meglio le realtà tribali e claniche di base. Ora, il problema vero in definitiva è come Obama riuscirà a conciliare le sue visioni idealistiche con l’invio di altre truppe per confermare la volontà degli Occidentali di dare un’alternativa ad un paese schiacciato da fondamentalismo e traffici di droga e armi.

Esiste anche un problema economico rilevante: ogni soldato americano in Afghanistan costa circa 250. 000 dollari/anno fra vitto, alloggio, equipaggiamenti, assistenza e servizi; un soldato afgano ben addestrato costerebbe un ventesimo di quella cifra. Il Presidente è molto indeciso sul punto, molti lo accusano apertamente di indecisionismo, sempre alla ricerca del modo di non scontentare nessuno.

La pubblica opinione è spaccata a metà, altri come il vice presidente Biden sostengono che sarebbe meglio indirizzare gli sforzi in un paese ancor più pericoloso come il Pakistan; altri, come la speaker Pelosi si domandano se Karzai sia effettivamente un leader affidabile da sostenere, dopo la scoperta di clamorosi brogli elettorali. I Repubblicani sono poi apertamente in favore di un invio di altre truppe fino a 400. 000 uomini dai 170. 000 attuali. Come però conciliare un simile impegno con l’aumento di deficit e debito pubblico generabili dalla riforma sanitaria?

Questo è ancora un nodo cruciale per Obama, proteggere 46 milioni di persone prive di copertura assistenziale e sanitaria. Alla Commissione Finanze il disegno di legge è passato col voto di 13 democratici contro 9 repubblicani. Si stima un costo di 900 miliardi di dollari nel decennio ma nessuno sa per certo se questa cifra possa tenere nel lungo periodo o sia destinata ad aumentare ancor più considerevolmente; né se i cittadini accetteranno un carico fiscale indiscutibilmente maggiore di oggi.

[Fonti: 01 | 02 | 03 | 04]

AMERICHE

Il Governatore della Banca Centrale del Brasile, Mereilles, sembra coltivare ambizioni politiche per una possibile prossima sfida contro Lula. Nominato da questi Governatore per tranquillizzare gli ambienti conservatori appena dopo l’insediamento alla Presidenza, affinché non ci fossero politiche di nazionalizzazione o di sinistra in generale; può consegnare un Paese dall’economia forte e sana con un tasso di crescita del +5% annuo, e soprattutto, fuoriuscito dalla recessione in tempi più rapidi di altre nazioni. Tuttavia fiammate speculative vengono temute e ben difficilmente si abbasserà il costo del denaro oggi al tasso dell’8,5% annuo: questo da una parte attira capitali dall’esterno ma rende anche prudente il Governo nella spesa sociale per non alimentare il deficit, ciò che non sempre viene compreso dalla popolazione.

Diverso è il problema del Canada. La media dei lavoratori sindacalizzati (31%) non sembra discostarsi poi molto da quella del 1981 (38%): in realtà, la concentrazione più forte si ha nei settori pubblici col 71% mentre in quella privata è bassa (16%). Ad oggi le proteste di lavoratori dei servizi pubblici (es. pulizia delle strade) incontrano ben poca simpatia nella popolazione, colpita da perdite di posti di lavoro e/o risparmi. C’è un’aspettativa diffusa per un’ulteriore riduzione del potere delle Unions affinché i singoli lavoratori possano far valere la propria forza contrattuale come singoli.

[Fonti: 01 | 02]

CINA

Ancora una dimostrazione di come la Cina non tenga in alcun conto i diritti umani. Ha sottoscritto un accordo di 7 miliardi di dollari con la Giunta Militare della Guinea rea di aver massacrato 150 dimostranti, colpevoli solo di aver manifestato a difesa dei diritti civili.

La Cina è il secondo partner del continente africano, dopo gli USA, ma non si fa molti scrupoli nel concludere accordi che le possano garantire flussi di petrolio e materie prime; d’altro canto, i paesi africani hanno spesso ricevuto aiuti infrastrutturali molto più tangibili delle promesse e delle lezioni di retorica impartite dalle strutture occidentali le quali deplorano fatti come quello di Guinea, ma se ne guardano bene dallo sfidare la Cina su temi quali diritti umani e civili.

[Fonte: 01]

RUSSIA

A proposito di campioni di diritti umani, tragicomico l’incidente scatenatosi in Russia. A Mosca esiste un locale denominato “Soviet” di fronte al quale ve n’è un altro da tutti chiamato “anti Soviet”. I proprietari di questo locale hanno avuto la malaugurata idea di ridenominare così l’insegna. Sono insorti i veterani dell’ex PCUS che hanno pubblicamente stigmatizzato l’accaduto dicendo che era una mancanza di rispetto verso la storia del Paese. Un giornalista, Podrabrinek, ha dichiarato che quel periodo è stato vergognoso e carico di sangue: il finimondo, un’organizzazione spalleggiata dal Cremlino – Nashi, che in russo significa I Nostri – ha minacciato fisicamente il giornalista dicendo che il 60% di coloro che lo supportavano erano ebrei. Al momento sono stati richiamati all’ordine – chissà per ordine di chi…- ma questo testimonia un clima reso ancor più incandescente da ultime elezioni nelle quali si è tornati ai vecchi sistemi sovietici, trasportare in bus persone fidate che potessero esprimere voti multipli nella varie circoscrizioni ove occorresse garantire al candidato prescelto percentuali vicine all’unanimità.

Naturalmente nessuna risposta dal Presidente Medvedev, chissà come mai…

[Fonte: 01]

OSSERVATORIO INTERNAZIONALE

Si parla di aborto. In tutti i paesi dove è stato legalizzato, il numero di aborti è diminuito. Rimane invece alto il numero di quelli clandestini nei paesi dove esistono legislazioni punitive, specie nei paesi più poveri (al di fuori di Cina ed India dove è liberalizzato). Sono 70.000 ogni anno le donne che muoiono per pratiche mediche abortive, condotte malamente; ancor più elevato il numero di quelle che non può più procreare successivamente a tali interventi.

La contraccezione rimane sicuramente lo strumento più utile: è anche il più seguito nei paesi più ricchi dove il numero di gravidanze indesiderate dal 1995 ad oggi è sceso da 69 a 57 ogni 1000 donne, mentre rimane molto elevato nell’Africa Subsahariana.

Per quanto attiene al capitolo del riscaldamento globale, le diplomazie stanno affrontando diversi ordini di problemi. Il primo è capire che fare del Protocollo di Kyoto visto che gli USA non l’hanno ratificato e nell’UE i paesi più arretrati lamentano difficoltà di applicazione. Secondo punto, qual è l’entità delle riduzioni delle emissioni in atmosfera? Infine, quanto i paesi ricchi pagheranno quelli poveri per adattarsi al cambiamento di clima e ridurre le emissioni? 100 miliardi di dollari l’anno come suggerito da Gordon Brown o 400 come indicato dalla Cina? Stranamente nessuno ha raccolto l’invito dei paesi poveri a sviluppare tecnologie meno inquinanti….

L’Italia almeno in questa edizione è stata risparmiata dalla solita ironia: non durerà molto, comunque….

[Fonti: 01 | 02]


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