Rassegna stampa internazionale /034

EarthUSA

La riforma sanitaria è stata approvata dalla sola Camera dei Rappresentanti con 220 voti a favore e 215 contro. Ciò la dice lunga sulle profonde divisioni esistenti anche nello stesso schieramento democratico, nonostante l’ex presidente Clinton sia sceso in campo per sostenerla. In sé il provvedimento contiene molta equità, estendere una copertura sanitaria ad almeno 36 milioni di cittadini che ne sono totalmente privi ha ragioni da vendere. Politicamente diventa meno facilmente spendibile considerando che il debito pubblico nei prossimi dieci anni salirà a livelli stellari e, nel presente, il tasso di disoccupazione rimane stabilmente sopra il 10,2%.

Gli imprenditori vedono il versamento di contributi allo Stato come fumo negli occhi e fra la stessa gente la presenza dello Stato è percepita come sempre più invasiva. Inoltre, è vero che i democratici hanno la maggioranza anche al Senato, dove adesso andrà in discussione, ma a quale prezzo potrà essere approvata anche da quel rama del parlamento? Attirandosi le ire dei sostenitori, Obama ha consentito l’approvazione di un emendamento che taglia fondi alle cliniche che praticano aborto (ad eccezione che nei casi di stupro, incesto e qualora vi sia pericolo imminente per la vita della madre). Quale ruolo giocheranno le elezioni di mid term, cioè di metà mandato, cruciali per Obama in vista di una futura rielezione?

[Fonte: 01]

AMERICA LATINA

Il Brasile ha smentito tutti i peggiori luoghi comuni sul continente sudamericano che, sembrava, si riassumessero in questo Paese: instabilità politica cronica, sprechi, devastazione di capitale fisico, ambientale ed umano. Oggi il suo tasso di crescita è attorno al 5% annuo e, nel 2014, sovrasterà nettamente Francia e Gran Bretagna quanto a peso del PIL. I giacimenti petroliferi scoperti al largo delle sue coste, unitamente alla potenza acquisita nei biocarburanti, farà del Brasile uno dei Paesi più ricchi del mondo. Le prospettive sono poi di gran lunga migliori degli altri paesi BRIC: a differenza della Russia la sua economia non è centrata solo su gas e prodotti petroliferi; rispetto all’India non esistono tensioni etnico religiose e, rispetto alla Cina stessa, ha il vantaggio di essere una democrazia consolidata.

Questi non sono risultati improvvisati, ma l’esito di scelte che rimontano agli inizi degli anni ’90, allorché si decise di domare, una volta per tutta l’inflazione. Seguì poi la saggia decisione di rendere la Banca Centrale indipendente dal potere politico, e di favorire l’espansione, secondo regole prettamente commerciali, di compagnie statali alcune delle quali divenute potentissime multinazionali (es. Petrobras, nel petrolio; la Vale nello sfruttamento di miniere, ecc.) o di altre private capaci di farsi strada a livello mondiale.

Tutto bene, dunque? Bisogna stare molto attenti a non sottostimare ai gravi problemi ancora esistenti: la spesa pubblica non è ancora orientata in modo produttivo, le disparità sociali sono ancora molto forti, lo squilibrio fra città e campagna non è ancora attenuato, il sistema educativo è da rivedere e la violenza, specie nei grandi agglomerati, è a livelli di guardia. Lula ha ragione di chiedere rispetto per il suo Paese, ma deve anche, per primo, comprendere che il merito di questa espansione non può essere attribuito a lui solo avendo lui la fortuna di trovarsi in un cammino intrapreso dai suoi predecessori: solo la soluzione, in maniera democratica, di uno o più dei problemi sopra accennati farà del Presidente uno statista di dimensioni planetarie.

[Fonte: 01]

ASIA

Le cronache asiatiche questa settimana ci pongono all’attenzione un Obama più attento, secondo i suoi critici, a fornire assicurazioni ai nemici degli USA piuttosto che ai suoi tradizionali alleati.
Al solito la sua presenza ha riavvicinato le simpatie di paesi quali Corea del Sud, Giappone e Singapore verso gli USA: il Presidente stesso giudica decisivo per il futuro del suo Paese il coinvolgimento degli USA in quest’area. Il problema è che al di là delle pubbliche lodi e del giubilo verso Obama esistono problemi geostrategici di non poco conto: gli alleati in Estremo Oriente chiedono una politica chiara a Washington circa la loro presenza militare, e, soprattutto, su come debbano confrontarsi con la Cina che offre loro concreti accordi economici a cui è difficile opporsi. Sul Myanmar – la questione dei diritti umani e della liberazione del premio Nobel Aung San Suu Kyi – Obama non si è ancora pronunciato: farà la voce grossa, per accontentare i suoi alleati, o dovrà venire a più miti consigli riconoscendo che nell’area non si va da nessuna parte se la Cina non vuole?

A proposito di Cina, si parla apertamente – e questo fa scalpore – sulla stampa controllata dal partito – del “guojin mintui”, espressione traducibile con “Lo stato avanza e il privato arretra”. Il caso è scoppiato in relazione ad un’azienda – la Minmetall – la cui produzione pare abbia prodotto intossicazione ed avvelenamento della popolazione dislocata attorno alle sue fabbriche.

In altre circostanze, si sono registrati abusi di mercato e distorsioni (si pensi che questa aziende controllate dal Governo sono state beneficiarie di qualcosa come 586 milioni di dollari di sostegno pubblico, in un’economia che già cammina con le proprie gambe…). I funzionari di partito dicono di non sapere nulla e, per certo, la corruzione dilaga. Prossimo scontro di potere all’orizzonte?

[Fonti: 01 | 02]

RUSSIA – EST EUROPA

Trattiamo in unico capitolo, questa settimana, le aree in questione essendo accomunate dal problema dei movimenti di estrema destra.

In Russia i fascisti non nascondono nemmeno più il loro legame con gli assassini dei giornalisti Stanislav Markelov e Anastasia Baburova lo scorso gennaio. Per lungo tempo questi movimenti sono stati tollerati, finchè potevano essere manipolati dal governo per eliminare personaggi scomodi. Ora stanno diventando un problema di ordine pubblico e, guarda caso, in tempi rapidi gli assassini sono stati individuati e catturati.

La situazione negli altri paesi è differente: in alcuni Paesi l’estrema destra è fuori dal Parlamento (es. Polonia, paesi baltici), in altri vi siede (in Ungheria col Jobbik). La differenza fra questi movimenti e quelli equivalente nell’Europa Occidentale è consistente: qui si colpiscono immigrati, là invece si dà sfogo a secolari odi atavici verso i vicini (per dispute territoriali) o verso categorie di sempre (omosessuali ed ebrei). L’estrema destra trova abbondante terreno di coltura nei settori più deboli della popolazione, colpiti dalla crisi economica che ricordano, oggi più che mai, la presenza di uno stato forte in grado di proteggerli ed assisterli dalla culla alla tomba.

Ciò nonostante non si deve minimizzare: molte idee dell’estrema destra stanno diventando parte del mainstream politico dell’area: dopo Lituania e Polonia, nel 2005 la Lettonia ha proibito matrimoni fra omosessuali; in Ungheria, la stampa di destra evoca complotti orditi da massoni ebrei capaci camaleonticamente di servirsi di liberali e comunisti per opprimere il popolo ed arricchirsi; il primo ministro bulgaro Borisov si è lamentato del material umano del suo paese a suo giudizio ancora troppo pieno di rom e turchi.

Non proprio un bel quadro…

[Fonte: 01]

ITALIA

Annotazione, anche in questo numero, per l’Italia. Commenti non edificanti alla proposta di legge di chiudere tutti i gradi di giudizio in un massimo di sei anni, due per ogni passaggio; ed al contempo prevedendo l’estinzione del processo se si supera il limite, tranne che per reati particolari (mafia, terrorismo o quelli per cui sia prevista una pena superiore a dieci anni). Vengono evidenziati due paradossi. Il primo è che la posizione personale di Berlusconi sta rallentando la ripresa del Paese che ha un disperato bisogno di riforme; il secondo, e non meno grave, è l’impatto che un simile provvedimento avrebbe all’interno dell’ordinamento comunitario (si pensi alla materia del copyright). Come al solito, ognuno tragga le proprie conclusioni.

[Fonte: 01]


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