Rassegna stampa internazionale /036

EarthCINA

Come è possibile che in Cina i dati mostrino un incremento abnorme delle vendite di automobili, ed un consumo in calo del carburante? Secondo alcuni la contraddizione si spiega nel fatto che il governo cinese abbia ordinato alle industrie di stato di comprare veicoli indipendentemente da una necessità effettiva, mentre i dati relativi alle vendite dal dettagliante al consumatore finale rimangono un mistero assoluto. A parte questi escamotages, non si può però tacere del fatto che la mentalità dei cinesi è cambiata: è stato ridotto l’uso dell’automobile allo stretto necessario ed incrementato l’utilizzo di quelle a minor impatto ambientale.

[Fonte: 01]

ASIA

Ha fatto scalpore lunedì 23 novembre il massacro di 57 civili, nelle Filippine, paese purtroppo aduso alla violenza politica. L’operazione è stata addebitata agli scontri fra clan musulmani per il controllo del territorio, mentre, in realtà, il governo non fa nulla per combattere questa situazione essendo da sempre impegnato a cercare la collaborazione fra i signori della guerra per colpire il nemico di turno.

In altri numeri, avevamo raccontato come uno dei paesi più insicuri al mondo fosse il Pakistan. Oggi questo giudizio sembra rafforzarsi data la decisione del governo di arrivare ad una resa dei conti coi Talebani. Gli scontri parlano di un rapporto di 70 soldati regolari uccisi a fronte di 600 miliziani e sono diffusi soprattutto nella zona del Waziristan e negli snodi alle frontiere con l’Afghanistan. E’ sicuramente un intervento necessario quello intrapreso dal governo di Zardari – successore della Bhutto – dopo anni di inerzia dell’esercito e del servizio segreto pakistano ISI filo talebani in gran parte dei propri elementi.

Sicuramente una maggior determinazione dell’amministrazione americana sarà di aiuto, visto che indecisioni e tentennamenti in Afghanistan sono stati interpretati e propagandati come disimpegno nella lotta e arrendevolezza verso i fanatici religiosi. Lo snodo afghano è sempre cruciale, così come lo è il posizionamento americano fra Pakistan e India: il primo vorrebbe avere da una parte maggiore voce in capitolo sulle vicende interne afghane ed una gestione diversa dei rapporti coi Taliban in un’ottica anti indiana.

Gli USA non sono affatto propensi a farsi coinvolgere in un tale livello di trattative. Per arrivare invece a tale scopo, il governo pakistano non esita a scatenare i media del paese in campagne verbalmente antiamericane di inusitata violenza, tanto che anche gli stessi giornalisti occidentali non possono più dirsi al sicuro. Al contempo però, un’altra partita interna si sta giocando, quella fra Zardari e l’esercito. Il presidente vorrebbe limitarne i poteri e sottoporlo al controllo di un’autorità civile democraticamente eletta e inoltre, cosa ancor più grave per le Forze Armate, vorrebbe arrivare ad un accordo con l’India.

[Fonti: 01 | 02]

MEDIO ORIENTE

Sei anni fa, secondo l’Amministrazione Bush, il regime siriano sarebbe stato prossimo alla capitolazione circondato da Turchia ed Israele, e screditato poi in seguito dall’assassinio del premier libanese Hariri. Come si spiega invece oggi l’esatto opposto, di un paese ricercato e stimato quale asse portante di stabilità nella regione mediorientale? La ragione è semplice: al di là della retorica, sono state le riforme economiche introdotte dal ministro Abdullah Dardari che hanno portato maggiori liberalizzazioni, incrementi degli scambi commerciali e fiducia negli investitori stranieri: in poco meno di sei anni il PIL è quasi raddoppiato.

Anche le sue apparenti disavventure in Libano si sono poi trasformate in vantaggio, tenuto conto della posizione nodale della Siria rispetto ad Hamas, Hezbollah, Iran e agli altri attori regionali. Certo, il rafforzamento di Assad in termini economici non ha giovato alla società siriana in termini di libertà politiche e civili: sembra però che il paese, anche qui come in altri contesti, sia disposto a barattare libertà di critica e di espressione per quella che consente a ciascuno di arricchirsi come meglio possa.

[Fonte: 01]

EUROPA

Si riflette sulle nomine intervenute rispettivamente alla Presidenza e alla Politica Estera dell’UE. La conclusione è che l’Europa rifiuta di darsi una fisionomia, preferendo mantenere la vecchia logica delle cancellerie del secolo scorso, piuttosto che esprimere una leadership vera in grado di interloquire con USA e Cina.

Vediamo di raffronto la situazione nel nostro potente vicino russo. Il Presidente Medvedev parla apertamente di mancanza di riforme, la corruzione ed un’economia monodirezionale (petrolio, gas e derivati) minano a suo giudizio la forza della nazione. La parola che viene spolverata è modernizzazione e a distanza di vent’anni si potrebbero ripetere le stesse considerazioni formulate all’epoca per Gorbacev: l’analisi sugli errori passati è molto più valida dei rimedi suggeriti per eliminarli. Sembra infatti talvolta che il Presidente viva in un altro paese. Continuano le morti di civili arrestati, sottoposti a brutali interrogatori e lasciati senza cure mediche (in ordine di tempo, l’ultimo è Sergej Magnitski, avvocato commercialista che aveva lavorato in fondo di investimenti precedentemente vicino a Putin e che aveva scoperto reati che collegavano gli investigatori che l’avevano ingiustamente incarcerato per frode). Tutto ciò in un contesto dove la corruzione è l’olio che fa girare un sistema alle prese con una crisi economica non indifferente: non ci si lasci abbagliare dalle ricchezze di materie prime (petrolio e gas ), il PIL si è contratto dell’8% e stipendi e pensioni hanno perduto gran parte del loro potere d’acquisto. Tra breve, anche l’attuale classe dirigente potrebbe trovarsi di fronte alla drammatica scelta di vent’anni fa: liberalizzazione e maggior democrazia nelle istituzioni o repressione di ogni voce fuori dal coro.

Concludiamo la pagina dedicata all’Europa con la Spagna. Si registra il sesto trimestre di mancata crescita consecutiva, con una disoccupazione al 19% seconda solo dietro alla Lettonia. Dopo aver negato per lungo tempo il problema, il Governo di Zapatero si appresta a presentare un progetto per una ripresa (2011–2020) basata su un’economia sostenibile. Nessuno si aspetti però misure drastiche ed incisive, specie nel mercato del lavoro dove accanto a contratti a tempo indeterminato – difficilmente scalfibili – esiste una miriade di contratti a tempo determinato ed un mercato del lavoro in nero a forte espansione. Le PMI sono fagocitate fra leggi sul lavoro severissime e restrizioni al credito da parte delle banche. Con un rapporto deficit/PIL sopra il 10%, gli interventi radicali si rendono sempre più urgenti. La fortuna della Spagna è stata quella di aver utilizzato in passato – e ancora oggi sia pure in misura minore – i fondi europei infrastrutturali per ammodernare specialmente le ferrovie all’interno tanto che la spagnola RENFE omologa di Trenitalia è un fiore all’occhiello per efficienza e rispetto dell’ambiente.

[Fonti: 01 | 02 | 03]

USA

La politica di Obama è sottile e strategica o debole ed improvvisata? I critici contestano al presidente la mancanza di attributi: si arriva sempre a prendere una decisione sull’orlo di una crisi, dopo aver scontato il disprezzo e/o l’indifferenza dei diretti interessati (i casi di Israele e Pakistan sono emblematici) all’azione diplomatica. Coloro che ne esaltano l’intelligenza sostengono che Obama ha dovuto raddrizzare una situazione difficilissima lasciata in eredità, e che il coinvolgimento del maggior numero di paesi nelle scelte americane serve a far riguadagnare credibilità e prestigio al Paese. Ma il multilateralismo pragmatico e conciliante di Obama rispecchia la realtà della situazione? Non proprio. L’Europa con nomine deboli ed insignificanti per presidenza e politica estera non sarà in grado di supportarlo adeguatamente; gli alleati nell’estremo oriente contestano che sia troppo arrendevole alla Cina, Israele ha enormi difficoltà ad interloquire e via discorrendo. Nelle settimane a venire avrà modo di smentire gli scettici a proposito della lotta alle emissioni, al vertice di Copenhagen, di dimostrarsi severo sia col fronte israeliano sia con quello af-pakistano altrimenti la sua immagine ne uscirà ridimensionata.

[Fonte: 01]


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