Rassegna stampa internazionale /038

EarthUno studio condotto in Francia fra i lavoratori mostra l’alto livello di insoddisfazione per il salario ricevuto: questo non per il carovita, bensì per l’assenza di ogni meccanismo in grado di valorizzare l’anzianità lavorativa e l’esperienza professionale. In alcuni settori (dal giornalismo ai trasporti) si ritiene che un divario “equo” possa essere apprezzato in almeno 330 euro al mese. Tale consapevolezza aumenta di pari passo col più alto livello di istruzione.

La differenza fra PMI e grandi imprese mostra dappertutto un divario impressionate: per le seconde l’approvvigionamento dalle banche incide per il 30% essendo ripartito il mercato dei corporate bonds, mentre per le prime la dipendenza sfiora il 90%… Eppure i numeri sono a favore di queste ultime, poiché fatto 100 il numero di imprese, le PM contano anche nel mondo anglosassone per il 64% del totale. Alcuni interventi sono stati fatti per alleviare le difficoltà, quali garanzie dello stato, esenzioni e facilitazioni fiscali. La strada da percorrere è proprio questa, anche perché il futuro di molte piccole banche locali (specialmente negli USA) si presenta problematico nell’immediato avvenire.

Per la verità anche fra le grandi imprese, addirittura multinazionali, non sempre il tempo splende il sereno. Prendiamo il caso Toyota. Secondo un guru del management, Jim Collins autore del libro “How the Mighty fall” ci sarebbero cinque fasi tipiche che conducono “dalle stelle alle stalle”: dopo aver raggiunto il successo, ci si crede onnipotenti e si vuole sempre di più fino a negare rischi e pericoli; infine, quando è troppo tardi, ci si accorge che ci si deve salvare, ma a quel punto ci si è già avviati o verso l’irrilevanza o la propria fine.

Secondo questo esperto, Toyota avrebbe già superato le prime tre fasi e si dibatterebbe nella penultima: le perdite di quest’anno ammontano a 4,3 mld di dollari e per l’anno prossimo ci si aspetta un risultato peggiore. Al contrario, i suoi diretti concorrenti VW e Hyundai hanno fatto di gran lunga meglio. Quello che sta maggiormente preoccupando i vertici Toyota è che le proprie vetture stiano perdendo quell’alone di invincibile affidabilità che, specie nel mercato nordamericano dove pure è sempre leader, aveva caratterizzato la produzione. Sono state richiamate 3,8 mln di vetture per difetti sull’acceleratore e altri difetti pare siano alla base di diversi incidenti gravi in cui sono rimasti coinvolti proprietari di vetture giapponesi. Come uscire da questa situazione? Recuperare le proprie radici, il Kaizen in particolare inteso come miglioramento continuo centrato sui bisogni del cliente più che sulle esigenze di crescita dell’azienda a scapito di tutto: una sfida che la casa giapponese può ben raccogliere.

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EUROPA

Apparentemente l’accesso della Turchia all’Europa sembra sempre più problematico, dato il veto esplicito della Francia e, all’interno, lo stesso sentimento sempre meno europeista della popolazione sceso dal 70% di alcuni anni fa al 42% del 2008.

Esiste un altro problema, Cipro. Il territorio è diviso fra Grecia e Turchia dopo che quest’ultima procedette all’invasione nel 1974: la parte greco cipriota dell’isola è parte integrante dell’UE.

La situazione si complica poi considerando che la Turchia è componente effettiva della NATO, mentre non lo è Cipro. Il problema è che nel nord di Cipro c’è stata di fatto una colonizzazione per cui non solo turco ciprioti ma cittadini provenienti dalla Turchia hanno rafforzato la presenza dell’etnia, peraltro già significativa con un dispiegamento militare molto consistente. Le questioni legate alla sicurezza ed alla proprietà sono decisive: nel primo caso, è difficile ottenere uno sgombero totale dall’isola dell’esercito turco, perché creerebbe tensioni fra lo stesso Erdogan e l’esercito in un contesto di rapporti molto precari; poi c’è la questione legata alle proprietà espropriate dai Turchi nel 1974. Gli originari proprietari rivendicano a pieno titolo i loro diritti, e non tutti sarebbero disposti a rinunciarvi o a vendere.

Eppure mai come adesso le circostanze sembrerebbero così propizie per chiudere un accordo, voluto anche dai Turco ciprioti che sopportano sempre meno di dipendere dalla Turchia e che vorrebbero integrarsi per primi nell’UE; così pure per il governo attuale di Papandreu, alle prese con ben altri problemi, la chiusura di questa trentennale vertenza sarebbe ben gradita .

Il problema vero rimane la Turchia che non coglie – obiettivamente e legittimamente – i vantaggi di un accordo quando comunque l’accesso all’UE per altre vie verrebbe precluso.

Un altro paese col problema di aderire all’UE è la Serbia. In un primo tempo il processo di adesione fu fermato dall’opposizione olandese e belga, legata alla mancata attivazione del governo nella cattura di Ratko Mladic responsabile della morte di almeno 8.000 persone a Srebrenica. Avendo superato questo ostacolo, la strada appare in discesa benché nelle cancellerie si esprima comunque il concetto per cui l’adesione non debba costituire un altro fallimento come quello di Romania e Bulgaria.

Preannunciamo per la settimana prossima un esame approfondito del vertice di Copenaghen.

[Fonti: 01 | 02]


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2 pensieri su “Rassegna stampa internazionale /038

  1. Alberto

    Anche se non ho da aggiungere nulla di interessante mi va di ribadire che trovo molto utile l’appuntamento con questa rubrica di attualità internazionale.
    Un apprezzamento ogni tanto credo che faccia piacere 😉

    Rispondi

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